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3.9 Le conferme sovietiche

Anche i sovietici tentarono segretamente di portare un uomo sulla Luna e di farlo prima degli americani, come raccontato nei capitoli La corsa alla Luna e Presunte anomalie tecnologiche. C’era in gioco il prestigio politico sulla scena mondiale e occorreva sfoggiare tecnologia per far capire ai paesi non allineati che l’Unione Sovietica era uno stato potente, moderno e agguerrito con il quale conveniva allearsi. Ma l’impresa fallì e il disastro fu messo a tacere: il governo sovietico finse di non averci mai provato. Un’umiliazione cocente, costata cifre enormi.

Quindi se l’Unione Sovietica avesse scoperto che l’impresa lunare americana era una messinscena – e aveva la tecnologia e le spie per farlo – avrebbe avuto ottime ragioni per rivelarlo al mondo e umiliare pubblicamente il proprio nemico.

Invece non lo fece: anzi, la televisione di stato sovietica annunciò lo sbarco americano pressoché immediatamente, anche se in maniera molto stringata, e trasmise brani della diretta lunare di Apollo 11. Il giornale di stato, la Pravda, menzionò l’allunaggio in prima pagina il 21 luglio 1969. Nei giorni successivi, i media sovietici dedicarono ampio spazio all’impresa.

Figura 3.9-1. Corriere della Sera, 21 luglio 1969, pagina 2. Credit: PA.


Al ritorno dalla Luna, Radio Mosca iniziò il proprio bollettino della sera annunciando che “i coraggiosi astronauti Armstrong, Aldrin e Collins sono di nuovo sul nostro pianeta” e il capo di stato sovietico Nikolai Podgorny inviò al presidente degli Stati Uniti Nixon il messaggio “Vi prego di comunicare le nostre congratulazioni e i nostri migliori auguri ai coraggiosi piloti spaziali.”

La Grande Enciclopedia Sovietica, pubblicata nel 1970, dedicò due pagine alle missioni Apollo e riportò la biografia di Neil Armstrong su mezza colonna. Nei paesi del blocco sovietico, inoltre, furono prodotti francobolli commemorativi dei voli verso la Luna e degli allunaggi, come era consuetudine per celebrare i grandi eventi.

Figura 3.9-2. Un francobollo della Cecoslovacchia del 1977. Credit: 123rf.com.


Non solo: dopo il crollo dell’Unione Sovietica, vari protagonisti della cosmonautica russa, come i progettisti Vasily Mishin e Boris Chertok, scrissero libri nei quali spiegarono le ragioni del fallimento del progetto lunare sovietico e lodarono quello statunitense.

Figura 3.9-3. La copertina dell’edizione francese della monografia di Vasily Mishin sul fallimento del progetto lunare sovietico (1993).