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3.9 Le conferme sovietiche

Anche i sovietici tentarono segretamente di portare un uomo sulla Luna e di farlo prima degli americani, come raccontato nei capitoli La corsa alla Luna e Presunte anomalie tecnologiche. C’era in gioco il prestigio politico sulla scena mondiale e occorreva sfoggiare tecnologia per far capire ai paesi non allineati che l’Unione Sovietica era uno stato potente, moderno e agguerrito con il quale conveniva allearsi. Ma l’impresa fallì e il disastro fu messo a tacere: il governo sovietico finse di non averci mai provato. Un’umiliazione cocente, costata cifre enormi.

Quindi se l’Unione Sovietica avesse scoperto che l’impresa lunare americana era una messinscena, avrebbe avuto ottime ragioni per rivelarlo al mondo e umiliare pubblicamente il proprio nemico. Aveva la tecnologia e le spie per farlo e per fornirne prove inoppugnabili, come era già successo pochi anni prima, nel 1960, con l’incidente dell’aereo-spia americano U-2 citato nel Capitolo 1.3.*

* Quando la CIA si rese conto di aver perduto un proprio aereo-spia segreto U-2 in territorio sovietico, la NASA diffuse la falsa notizia che si trattava di un suo velivolo civile per ricerche meteorologiche finito fuori rotta a causa di un guasto, ma i sovietici (che avevano abbattuto l’aereo) presentarono le inequivocabili apparecchiature di ricognizione militari recuperate dai rottami e annunciarono di aver catturato il pilota, Francis Gary Powers. Fu un’umiliazione politicamente e diplomaticamente devastante per il presidente statunitense Eisenhower e nessuno mise in dubbio la versione sovietica.


Invece il governo sovietico non smentì affatto: anzi, la televisione di stato annunciò lo sbarco americano pressoché immediatamente, anche se in maniera molto stringata, e trasmise brani della diretta lunare di Apollo 11. Il giornale di stato, la Pravda, menzionò l’allunaggio in prima pagina il 21 luglio 1969. Nei giorni successivi, i media sovietici dedicarono ampio spazio all’impresa.

Figura 3.9-1. Mosca dopo otto minuti dà la notizia dell’«Aquila», di Pietro Sormani, Corriere della Sera, 21 luglio 1969, pagina 2. Credit: PA. La trascrizione integrale dell’articolo è disponibile su Apollo 11 Timeline.


Al ritorno dalla Luna, Radio Mosca iniziò il proprio bollettino della sera annunciando che “i coraggiosi astronauti Armstrong, Aldrin e Collins sono di nuovo sul nostro pianeta” e il capo di stato sovietico Nikolai Podgorny inviò al presidente degli Stati Uniti Nixon il messaggio “Vi prego di comunicare le nostre congratulazioni e i nostri migliori auguri ai coraggiosi piloti spaziali.”

La Grande Enciclopedia Sovietica, pubblicata nel 1970, dedicò due pagine alle missioni Apollo e riportò la biografia di Neil Armstrong su mezza colonna. Nei paesi del blocco sovietico, inoltre, furono prodotti francobolli commemorativi dei voli verso la Luna e degli allunaggi, come era consuetudine per celebrare i grandi eventi.

Figura 3.9-2. Un francobollo della Cecoslovacchia del 1977. Credit: 123rf.com.


Non solo: dopo il crollo dell’Unione Sovietica, vari protagonisti della cosmonautica russa, come i progettisti Vasily Mishin e Boris Chertok, scrissero libri nei quali spiegarono le ragioni del fallimento del progetto lunare sovietico e lodarono quello statunitense.

Figura 3.9-3. La copertina dell’edizione francese della monografia di Vasily Mishin sul fallimento del progetto lunare sovietico (1993).