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3.8 Omertà perfetta

Nei decenni trascorsi dallo sbarco sulla Luna, non uno dei circa 400.000 tecnici civili delle varie aziende aerospaziali che lavorarono al progetto Apollo ha mai spifferato qualcosa, magari per sbaglio o durante un momento d’ubriachezza molesta. Nessuno ha mai confessato nulla, neanche in punto di morte. Nessuno, in tutti questi decenni, ha mai fatto trapelare qualche dossier dimenticato o una foto compromettente che rivelasse la messinscena.

Figura 3.8-1. Alcuni dei tecnici che realizzarono i moduli lunari. Credit: Lawrence A. Feliu, Northrop Grumman History Center.


Per contro, il segretissimo progetto lunare sovietico N-1 e il suo umiliante fallimento, raccontati in dettaglio nei capitoli La corsa alla Luna e Presunte anomalie tecnologiche, divennero pubblici nel giro di vent’anni, nonostante fossero avvenuti in un regime totalitario chiuso e dotato di tentacolari apparati di censura e sorveglianza. Neanche la Mafia riesce a ottenere un’omertà così perfetta come quella attribuita agli americani dai lunacomplottisti.

Alcuni sostenitori della falsificazione delle missioni lunari talvolta annunciano di aver scovato documenti, fotografie o filmati ufficiali che, secondo loro, sarebbero stati falsificati o dimostrerebbero le loro tesi. Ma è sempre emerso che i falsificatori erano in realtà i cospirazionisti lunari o che questi segugi dilettanti avevano preso un granchio.

Inoltre gli omertosissimi tecnici del progetto Apollo non erano persone anonime e non erano militari, ma civili, poco avvezzi a tenere segreti. I loro nomi e cognomi sono pubblici. Molti sono ancora vivi e ben disposti a parlare delle proprie esperienze e anzi hanno scritto libri che le descrivono in dettaglio, con dovizia di particolari. Eppure nessun lunacomplottista osa accusarli personalmente di falso: l’accusa è sempre rivolta genericamente e impersonalmente alla NASA.

Il progetto Apollo coinvolse scienziati e tecnici di tutto il mondo, non solo americani: l’esperimento sul vento solare fu gestito da ricercatori svizzeri. I collegamenti di telemetria, televisione e radio con i veicoli spaziali furono ritrasmessi da stazioni di ascolto australiane e spagnole. Le conoscenze acquisite con gli allunaggi vengono condivise da decenni con scienziati di tutto il mondo. Le successive missioni lunari senza equipaggio hanno fatto uso dei dati Apollo. Alcuni astronauti europei sono stati addestrati da Neil Armstrong e altri astronauti lunari. Tutti questi professionisti straordinariamente sarebbero così stupidi da non rendersi conto di essere stati ingannati per tutti questi anni?

Per esempio, qualche sostenitore delle tesi di messinscena se la sente di dire che l’italoamericano Rocco Petrone, direttore delle operazioni di lancio delle missioni Apollo, fu parte del complotto? O che l’astronauta italiano Umberto Guidoni, che ha avuto come docenti gli astronauti Apollo (in particolare Neil Armstrong), si sia fatto fregare o addirittura sia colluso?

Figura 3.8-2. Rocco Petrone (1926-2006).


Oppure qualcuno se la sente di dichiarare che Ted Knotts, Richard Holl ed Elmer Fredd, gli addetti alla gestione del segnale della diretta TV di Apollo 11, erano dei ciarlatani?

Figura 3.8-3. Da sinistra, Ted Knotts, Richard Holl ed Elmer Fredd festeggiano davanti allo Scan Converter presso la Sydney Video. Il monitor mostra la diretta TV di Apollo 11. Aldrin e Armstrong sono rientrati nel LM. Foto per gentile concessione di Colin Mackellar, Honeysucklecreek.net.