Cerca nel blog

7.7 Come mai nessuno manda sonde per fotografare i veicoli Apollo?

IN BREVE: Nessuno le manda appositamente per questo scopo, visto che non ci sono dubbi fra gli addetti ai lavori sulla realtà delle missioni lunari; ma nel corso degli anni vari paesi hanno inviato sonde che hanno fotografato in dettaglio la Luna e quindi anche i luoghi di allunaggio delle missioni Apollo. Le loro immagini confermano la presenza dei veicoli e degli strumenti di queste missioni esattamente dove la NASA afferma di averli lasciati.


IN DETTAGLIO: Nel corso dei decenni successivi alle missioni lunari umane, Cina, India, Giappone e Stati Uniti hanno messo in orbita intorno alla Luna numerosi satelliti automatici, alcuni dei quali sono tuttora in funzione.

Molti di essi avevano a bordo telescopi e fotocamere, ma non di tipo sufficientemente potente da mostrare direttamente i veicoli degli astronauti; tuttavia sono riusciti ad acquisire alcune indicazioni della loro presenza. Tre sonde di tre paesi distinti hanno avvistato la chiazza di suolo lunare di colore differente generata dall’allunaggio di Apollo 15. La sonda Lunar Reconnaissance Orbiter è stata la prima dotata di strumenti sufficientemente sensibili da fotografare direttamente in dettaglio i veicoli Apollo.


Clementine (Stati Uniti, 1994)


La sonda Clementine trascorse 71 giorni in orbita intorno alla Luna per una mappatura della superficie del satellite a varie lunghezze d’onda, dall’ultravioletto al vicino infrarosso, e con un altimetro laser. Fra le immagini raccolte da Clementine è interessante quella mostrata in Figura 7.7-1, nella quale si nota una macchia scura esattamente in corrispondenza del punto di atterraggio di Apollo 15.

Figura 7.7-1. La chiazza scura contrassegnata dalla lettera A si trova esattamente dove allunò l’Apollo 15. Le lettere B e C indicano altre chiazze più diffuse, probabilmente prodotte da impatti meteorici. L’immagine fu acquisita usando lunghezze d’onda non visibili e quindi i toni di grigio non corrispondono ai colori in luce visibile.


La scoperta fu fatta nel 2001 da Misha Kreslavsky, del dipartimento di scienze geologiche della Brown University (Rhode Island, Stati Uniti), e da Yuri Shkuratov, dell’Osservatorio Astronomico di Kharkov, in Ucraina, mentre studiavano le variazioni cromatiche della superficie lunare prodotte dagli impatti meteorici recenti, che smuovono il terreno.*

* Apollo 15 Landing Site Spotted in Images, di Leonard David, Space.com, 27 aprile 2001.


Kàguya/SELENE (Giappone, 2007-2009)


Nel corso della propria missione esplorativa in orbita intorno alla Luna a circa 100 km di quota, la sonda giapponese Kàguya rilevò una chiazza di suolo selenico di colore alterato esattamente dove la NASA dice di aver fatto posare il modulo lunare dell’Apollo 15 (Figura 7.7-2). Questa chiazza è compatibile con le variazioni del colore del terreno prodotte dal getto del motore di allunaggio, che sposta la polvere superficiale ed espone la roccia sottostante, di colore differente.

Figura 7.7-2. In quest’immagine in luce visibile, pubblicata il 20 maggio 2008, l’alone chiaro al centro si trova esattamente dove allunò l’Apollo 15. Credit: JAXA/Selene.


Inoltre Kàguya eseguì rilievi altimetrici molto precisi delle zone degli sbarchi, scoprendo che corrispondono esattamente ai rilievi del terreno osservabili nelle foto degli astronauti americani di quarant’anni prima, come descritto in dettaglio nel capitolo Le prove degli sbarchi.


Chandrayaan-1 (India, 2008-2009)


La sonda indiana Chandrayaan-1 orbitò intorno alla Luna circa 3400 volte a 100 chilometri di quota per effettuare una ricognizione chimica, mineralogica e geologica del satellite, portando a bordo strumenti scientifici indiani, statunitensi, britannici, tedeschi, svedesi e bulgari.

Come Clementine e Kàguya, anche Chandrayaan-1 acquisì immagini che mostrarono un alone di terreno più chiaro in corrispondenza del punto di allunaggio di Apollo 15; a differenza delle fotografie dei veicoli spaziali precedenti, però, in quelle della sonda indiana fu notato anche un puntino che corrisponde allo stadio di discesa del modulo lunare (Figura 7.7-3).


Figura 7.7-3. Immagini della zona di allunaggio di Apollo 15 ottenute dalle tre fotocamere (a = posteriore, b = nadir, c = anteriore) della sonda indiana Chandrayaan-1 il 9 gennaio 2009. Da Chandrayaan-1 captures Halo around Apollo-15 landing site using stereoscopic views from Terrain Mapping Camera di Prakash Chauhan, Ajai e A.S.; Kirankumar, in Current Science vol. 97, n. 5, 10 settembre 2009, pag. 630-31.


Lunar Reconnaissance Orbiter (USA, 2009-)


La sonda statunitense Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) è stata la prima ad avere strumenti adatti a fotografare i veicoli Apollo, e lo ha fatto e continua tuttora a farlo nell’ambito della propria missione di mappatura della superficie lunare. Le sue immagini dei siti d’allunaggio sono state pubblicate a partire dal 17 luglio 2009 e alcune di esse sono mostrate nel capitolo Le prove degli sbarchi.


Figura 7.7-4. Immagini dei sei siti di allunaggio Apollo acquisite dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (2009-).


Chang’e-2 (Cina, 2010-2011)


La Cina ha lanciato verso la Luna due sonde orbitali, Chang’e-1 nel 2007 e Chang’e-2 nel 2010. La seconda ha effettuato una mappatura della Luna da un’altezza compresa fra 15 e 100 chilometri, con una risoluzione massima di 7 metri. Secondo quanto dichiarato nel 2012 da Yan Jun, capo scienziato per le applicazioni del progetto di esplorazione lunare cinese, Chang’e-2 ha “rilevato tracce della missione Apollo nelle immagini”. Tuttavia non sono stati resi noti altri dettagli di queste tracce.