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3.13 Foto di oggetti e veicoli sulla Luna

Una delle domande più frequenti e spontanee, quando si discute di tesi di complotto lunare, è “Ma non si può semplicemente puntare un telescopio e vedere se sulla Luna ci sono i veicoli Apollo?”

La risposta, purtroppo, è no: non esiste ancora un telescopio terrestre sufficientemente potente, come spiegato in dettaglio nel capitolo Presunte anomalie tecnologiche. Però si può mettere un telescopio a bordo di una sonda automatica che si avvicini alla Luna e fotografi i luoghi dove la NASA dice di aver fatto allunare gli astronauti.

Infatti questo è già stato fatto. A partire dal 2009, la sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) della NASA, inviata per produrre una mappatura più precisa della Luna, ha fotografato i siti degli allunaggi dei veicoli Apollo e di altre sonde spaziali, inizialmente da 50 chilometri di quota e poi scendendo a soli 22 chilometri nel 2011. Questo le ha consentito di vedere dettagli di soli 25 centimetri sulla superficie lunare.

Figura 3.13. Disegno del Lunar Reconnaissance Orbiter.


Le sue immagini hanno confermato che lassù, esattamente nelle posizioni descritte e documentate fotograficamente dalla NASA tanti anni fa, ci sono oggi, adesso, gli inconfondibili resti dei veicoli Apollo e delle attrezzature usate dai loro equipaggi.

Nelle foto dell’LRO si vedono anche le tracce parallele delle ruote dell’auto elettrica usata in alcune missioni dagli astronauti e le file di impronte degli astronauti stessi, lasciate nella polvere superficiale. Sulla Luna non c’è vento o pioggia che le cancelli, per cui sono ancora lì.

Le due immagini seguenti, per esempio, sono fotografie del luogo di allunaggio della missione Apollo 17, scattate dall’LRO nel 2011. Si vede la chiazza chiara dello stadio di discesa del modulo lunare Challenger, con l’ombra che testimonia la sua elevazione rispetto al suolo circostante. Il suolo stesso, intorno al modulo lunare, è scuro perché smosso dal calpestio degli astronauti Gene Cernan e Harrison Schmitt. Le linee scure parallele sono le tracce del passaggio delle ruote dell’auto elettrica usata dagli astronauti.



Figura 3.13-1. Lo stadio di discesa del modulo lunare dell’Apollo 17, fotografato dalla sonda LRO nel 2011. La sigla PLSS indica gli zaini degli astronauti; MESA indica il ripiano ribaltabile alla base del modulo lunare; Pallet indica il pallet per il trasporto di esperimenti. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.


La sonda LRO ha fotografato ripetutamente anche gli altri siti di allunaggio delle missioni Apollo e continua a farlo periodicamente: le immagini vengono pubblicate presso il sito apposito della NASA.

Per esempio, le foto qui sotto mostrano, in condizioni d’illuminazione differenti (rispettivamente con il sole basso e alto sull’orizzonte locale, quindi con ombre lunghe e corte), la base del modulo lunare di Apollo 11, che è la macchia bianca più grande, accompagnata dai puntini corrispondenti alle zampe del veicolo.




Figura 3.13-2. La base del modulo lunare dell’Apollo 11, fotografata dalla sonda LRO nel 2011 con il sole radente (sopra) e nel 2009 con il sole alto (sotto). Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.


Le frecce indicano la telecamera che riprese in diretta la prima escursione sulla Luna (TV), il retroriflettore citato in precedenza (LRRR), il sismografo (PSE) e la scia d’impronte lasciate da Neil Armstrong per correre al cratere Little West, situato a circa 60 metri dal modulo lunare, e scattare la fotografia AS11-40-5961 mostrata qui sotto, come risulta dalle registrazioni delle comunicazioni radio e dai resoconti di missione.

Figura 3.13-3. Neil Armstrong, sul ciglio del cratere Little West, fotografa la propria ombra, il modulo lunare e (a destra) l’ombra dello strumento ALSCC (fotocamera stereoscopica macro per geologia). Foto AS11-40-5961.


I controlli incrociati, insomma, confermano la coerenza dei dati presentati. E si può fare ancora di più.

Per esempio, le foto del sito di Apollo 11 scattate dalla sonda LRO possono essere confrontate con la mappa dello stesso sito pubblicata nel 1969 dalla NASA: risulta che gli oggetti e i dettagli del terreno osservati oggi sono nelle posizioni dichiarate allora.

Figura 3.13-4. Confronto fra la mappa dell’escursione (Apollo 11 Traverse Map, 1969) e la foto della sonda LRO (2009). Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.


Il sito di allunaggio di Apollo 11 è stato fotografato dall’LRO così tante volte che è possibile creare un’animazione che mostra lo stadio di discesa del modulo lunare in condizioni variabili di luce, evidenziandone le forme e la tridimensionalità.

Figura 3.13-5. Animazione di foto LRO del sito di allunaggio di Apollo 11. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.


Le due immagini seguenti mostrano i siti d’allunaggio delle altre missioni Apollo, fotografati sempre dal Lunar Reconnaissance Orbiter.

Figura 3.13-6. Il sito di allunaggio dell’Apollo 12, fotografato dalla sonda LRO nel 2011. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.

Figura 3.13-7. Dettaglio del sito di allunaggio dell’Apollo 14, fotografato dalla sonda LRO nel 2011. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.

Figura 3.13-8. Dettaglio del sito di allunaggio dell’Apollo 15, fotografato dalla sonda LRO nel 2012. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.

Figura 3.13-9. Il sito di allunaggio dell’Apollo 16, fotografato dalla sonda LRO nel 2010. Credit: NASA/GSFC/Arizona State University.


Per capire meglio l’aspetto di quello che è rimasto sulla Luna può essere utile il seguente fotoritocco di una foto della missione Apollo 16, che mostra lo stadio di discesa così come apparirebbe sulla Luna dopo il decollo degli astronauti:

Figura 3.13-10. Fotoritocco della foto AS16-107-17435 (Apollo 16) per mostrare l’aspetto probabile di un modulo lunare dopo il decollo degli astronauti. Credit: Joel Raupe (@LunarPioneer).


Figura 3.13-11. La foto AS16-107-17435 intera e prima del fotoritocco.


Questo fotoritocco evidenzia il fatto poco conosciuto che i quattro deflettori, usati per impedire ai getti dei motori di manovra dello stadio di risalita di colpire e danneggiare il veicolo, facevano parte dello stadio di discesa e quindi sono rimasti sulla Luna, creando ombre e rilievi sulla superficie superiore dello stadio stesso.

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Qualcuno potrebbe obiettare che l’LRO è una sonda NASA e quindi non ci si può fidare. Ma c’è un aspetto organizzativo importante che smonta quest’obiezione.

Infatti l’ente spaziale statunitense si è occupato esclusivamente del lancio: la fotocamera della sonda e l’interpretazione delle sue immagini sono sotto il controllo di un gruppo accademico separato, il LROC Science Operations Center, presso l’Arizona State University, e di altri gruppi scientifici (l'elenco completo è disponibile nella pagina Lunar Reconnaissance Orbiter Camera - Our Team dell'Arizona State University).

Anche tutti questi gruppi scientifici dovrebbero far parte della cospirazione senza mai tradirsi, oppure andrebbero ingannati così bene da non accorgersi delle tracce di manipolazione nelle foto: impresa non banale, trattandosi di specialisti in analisi di immagini digitali, e da ripetere ogni volta che l’LRO sorvola i luoghi dei sei allunaggi, simulando in ciascun caso l’angolazione mutevole del sole.

Un solo errore in qualunque fase di tutta questa procedura rivelerebbe l’intera congiura pluridecennale a tutto il mondo, perché le immagini del Lunar Reconnaissance Orbiter vengono pubblicate regolarmente.

Sembra abbastanza improbabile che un’agenzia governativa possa raggiungere, e mantenere per decenni, un livello simile di segretezza e perfezione.

Si può anche obiettare, volendo essere pignoli, che queste foto mostrano i veicoli, non gli astronauti, ma chiediamoci quanto sarebbe stato complicato:

  • mandare sulla Luna un robottino per tracciare finte impronte di astronauti;
  • fargli seguire un percorso che va duplicato esattamente nei resoconti di missione, nelle foto, nelle dirette TV e anche nelle riprese cinematografiche;
  • fare tutto questo sei volte senza mai sbagliare;
  • fare tutto questo sei volte di nascosto.

Il ridicolo è dietro l’angolo.