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3.12 Specchi sulla Luna

Un altro esempio citato spesso come prova degli allunaggi è quello dei cosiddetti retroriflettori laser. Le missioni Apollo 11, 14 e 15 collocarono sulla superficie della Luna questa sorta di catarifrangenti di precisione, capaci di riflettere la luce che li colpisce rimandandola nella direzione dalla quale proviene.

Figura 3.12a. Il retroriflettore della missione Apollo 11, messo in posizione sulla Luna. Foto AS11-40-5952.


Si tratta di dispositivi passivi, che non richiedono energia per funzionare. Di conseguenza, nonostante siano trascorsi decenni è tuttora possibile colpirli da Terra con un raggio laser molto potente, puntato su coordinate estremamente precise della Luna (se si manca il bersaglio non si ottiene un segnale significativo), e ottenere un riflesso rilevabile. Il tempo che passa fra l’invio del raggio e il ritorno del suo riflesso permette di misurare la distanza Terra-Luna con una precisione dell’ordine dei centimetri.

Tuttavia anche i sovietici fecero altrettanto, e senza usare astronauti, con le missioni automatiche Luna 17 e Luna 21, rispettivamente nel 1970 e nel 1973. Quindi i retroriflettori statunitensi non sono una prova rigorosa della presenza di astronauti sulla Luna, perché potrebbero essere stati collocati usando veicoli automatici: dimostrano però che gli Stati Uniti nel 1969 e nel 1971 riuscirono davvero a piazzare con precisione degli apparati nei punti dove dichiarano di aver effettuato gli sbarchi con equipaggi.