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3.15 L’altimetria di Kàguya

La sonda Kàguya/Selene dell’agenzia spaziale giapponese JAXA trascorse 20 mesi in orbita lunare, terminando la propria missione nel 2009. Il suo altimetro laser, con una precisione verticale di 5 metri, permise di generare mappe digitali tridimensionali molto accurate dell’intera superficie della Luna. I dati sono pubblicamente disponibili presso il SELENE Data Archive.

Figura 3.15a. Disegno della sonda giapponese Kàguya con i suoi due subsatelliti Okina e Ouna. Credit: JAXA.


Le dettagliatissime immagini riprese dalla fotocamera installata sulla sonda possono essere combinate con queste mappe in rilievo ed elaborate in modo da creare viste virtuali della geografia lunare reale, prese da qualunque angolazione.

L’agenzia spaziale giapponese ha quindi provato a confrontare i propri risultati con quelli della NASA: ha creato, esclusivamente sulla base dei propri dati, una vista virtuale presa dall’esatta angolazione dalla quale gli astronauti di Apollo 15 scattarono una serie di fotografie nel luglio del 1971. La figura qui sotto mostra il confronto.

Figura 3.15b. A sinistra, dettaglio della foto AS15-82-11122 scattata nel 1971 dall’equipaggio dell’Apollo 15; a destra, modello digitale della stessa zona realizzato sulla base dei dati altimetrici e fotografici della sonda giapponese Kàguya nel 2009.


L’oggetto che si vede sulla sinistra nella fotografia della NASA è una parte del Rover, l’auto elettrica usata durante la missione, e le altre foto della sequenza includono anche l’astronauta David Scott che vi sta lavorando, come mostrato dal collage seguente.

Figura 3.15c. Collage delle fotografie AS15-82-11120, AS15-82-11121, AS15-82-11122 della missione Apollo 15 (1971). L’astronauta ritratto è David R. Scott.


In altre parole, nel 1971 la NASA pubblicò foto che mostravano le montagne lunari viste dal suolo e inquadravano un astronauta e il suo veicolo. Queste foto corrispondono esattamente a quello che rilevò quasi quarant’anni dopo, nello stesso luogo, una sonda giapponese (non della NASA). Se gli sbarchi lunari americani sono una messinscena, come è possibile questa corrispondenza perfetta?

Si potrebbe argomentare che la NASA forse portò sulla Luna un Rover, un manichino vestito da astronauta e un robot che li mettesse in posa e li fotografasse, ma significherebbe ammettere che l’ente spaziale statunitense era in grado, nel 1971, di effettuare missioni lunari segrete e complicatissime con carichi consistenti. Ma allora, con una capacità del genere, sarebbe stata in grado di portare sulla Luna degli astronauti veri.

Un’altra obiezione possibile è che la NASA potrebbe essere riuscita, negli anni Settanta (quando l’elaborazione grafica al computer era agli albori), a inviare sonde automatiche per raccogliere dati altimetrici molto precisi della superficie della Luna o per scattare foto dal suolo, per poi realizzare un set cinematografico che riproducesse esattamente la geografia reale di ciascuno dei luoghi di allunaggio.

Tuttavia l’idea di riuscire a condurre un’operazione di questo livello di sofisticazione nel segreto più totale, per ben sei volte, coinvolgendo inevitabilmente un altissimo numero di collaboratori, senza che nessuno commettesse mai sbagli o spifferasse qualcosa, e col rischio di fare una figuraccia dinanzi al mondo intero in caso d’errore o di smascheramento, pare decisamente irrealistica.

Anche in questo caso, sarebbe stato molto più semplice andarci per davvero: anche in caso di fallimento, perlomeno non ci sarebbe stato il rischio di essere colti a falsificare l’impresa.