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7.15 Non è strano che tutti i problemi tecnici iniziali si risolsero magicamente?

IN BREVE: No, perché non si risolsero affatto di colpo. Ci furono problemi in tutte le missioni e i primi lanci furono concepiti, come è consueto, proprio per collaudare i veicoli e sistemarne o ridurne i difetti più gravi prima delle missioni vere e proprie.


IN DETTAGLIO: Secondo il programma Voyager (Rai, 4 marzo 2009), mentre le prime missioni furono funestate da una serie di gravi problemi tecnici, con cancellazioni e rinvii, tutto si risolse per incanto in tempo per i voli lunari.

Per esempio, afferma Voyager, le missioni Apollo 2 e 3 furono cancellate, la 4 e la 5 furono effettuate senza astronauti e denotarono problemi ai motori principali, la 6 ebbe problemi con l’accensione del secondo e terzo stadio e il Saturn V subiva pericolose oscillazioni (denominate “pogo” in gergo tecnico) già pochi minuti dopo il lancio. Ma tutti questi guasti scomparvero improvvisamente per ricomparire soltanto durante il volo dell’Apollo 13.

Secondo Mary Bennett e David Percy, invece, le oscillazioni “pogo” continuarono fino all’Apollo 10 e poi tutto funzionò perfettamente: lo affermano nel loro libro Dark Moon (a pagina 128).

Si nota subito che queste due fonti lunacomplottiste si contraddicono a vicenda, ma lasciamo stare e mettiamo a confronto le loro asserzioni con i fatti documentati.

Varie missioni ricevettero almeno temporaneamente i nomi Apollo 2 e Apollo 3: alcune furono cancellate non per problemi tecnici, ma per stringere i tempi; altre furono accorpate o ribattezzate. Infatti dopo il disastro dell’Apollo 1, in cui gli astronauti Grissom, White e Chaffee perirono durante un’esercitazione a terra dentro la capsula, il comitato di designazione delle missioni (NASA Project Designation Committee) decise che il nome del lancio successivo, da effettuare senza equipaggio, sarebbe stato Apollo 4.

I nomi Apollo 2 e Apollo 3 furono però usati non ufficialmente per due lanci di collaudo senza equipaggio, avvenuti nel 1966 e denominati formalmente AS-203 e AS-202.

Il primo servì a collaudare l’S-IVB, quello che sarebbe diventato il terzo stadio del Saturn V, a bordo del vettore Saturn IB, il 5 luglio 1966 (Figura 7.15-1). Il secondo, effettuato il 25 agosto, collaudò il modulo di comando e quello di servizio, verificò la resistenza dello scudo termico della capsula Apollo a velocità prossime a quelle previste per il rientro dalla Luna e servì per qualificare il vettore Saturn IB al trasporto di equipaggi.

Figura 7.15-1. Decollo dell’AS-203 (volo noto informalmente come “Apollo 2”).


I lanci delle missioni Apollo 4 e 5 furono sì effettuati senza astronauti, ma per ottime ragioni, pianificate e non sospette: l’Apollo 4, infatti, fu il primo volo del vettore gigante Saturn V, e secondo la prassi dell’epoca ogni missile destinato a trasportare astronauti doveva prima essere collaudato lanciandolo senza equipaggio. Questa missione collaudò anche l’isolamento contro le radiazioni e non denotò affatto problemi ai motori principali, ma anzi fu considerata un grande successo, secondo il documento Saturn V Launch Vehicle Flight Evaluation Report – AS-501 Apollo 4 Mission.

Anche l’Apollo 5 volò senza equipaggio, perché si trattò di un collaudo automatico del modulo lunare (in particolare dei suoi motori e della separazione dei suoi due stadi) e dei sistemi automatici di gestione del volo (Instrument Unit) nella configurazione che sarebbe stata poi usata dal Saturn V. Non vi furono problemi ai motori del vettore, che comunque sarebbero stati irrilevanti per le missioni lunari: infatti questo lancio usò un vettore Saturn IB, non un Saturn V.

Il volo dell’Apollo 6 (Figura 7.15-2) fu il secondo collaudo generale (“all-up”) del Saturn V, sempre senza equipaggio, e verificò la capacità del modulo di comando di bloccare le radiazioni delle fasce di Van Allen. Non ebbe problemi con l’accensione del secondo e terzo stadio, come afferma invece Voyager, ma ne ebbe di altro genere:

  • il primo stadio subì oscillazioni violente dovute al citato effetto “pogo”, che è una risonanza della struttura, dovuta al flusso del propellente, che fa oscillare avanti e indietro il vettore lungo il proprio asse;
  • il secondo stadio ebbe problemi a uno dei suoi cinque motori, che si spense in anticipo, seguito da un altro;
  • il terzo stadio si accese correttamente, ma con una spinta inferiore al previsto.

Questi malfunzionamenti furono analizzati e in gran parte risolti per i voli successivi cambiando le frequenze di risonanza dei componenti e aggiungendo degli smorzatori. È proprio a questo che servono i voli di collaudo.


Figura 7.15-2. Apollo 6: separazione dell’anello fra i primi due stadi del Saturn V. Fotogramma ripreso da una delle cineprese automatiche di bordo.


Nonostante le migliorie, questi problemi di oscillazione rimasero anche in tutte le missioni successive, contrariamente a quanto detto da Voyager e Percy:

  • si manifestarono nel motore centrale del secondo stadio dell’Apollo 8 e dell’Apollo 10;
  • le missioni Apollo 11 e 12 ebbero vibrazioni violente dello stesso motore centrale, dovute però a un diverso effetto “pogo”;
  • nell’Apollo 13 questo fenomeno fu così violento da causare lo spegnimento automatico del motore per evitare la distruzione del veicolo, ma modifiche apportate all’Apollo 14 lo ridussero a livelli tollerabili.

Nella sezione Come è possibile che tutto sia andato così liscio? di questo capitolo, inoltre, abbiamo visto che tutte le missioni ebbero guasti e problemi di vario genere. L’idea che le missioni lunari divennero improvvisamente impeccabili è dunque un mito.