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7.14 È credibile che il modulo lunare funzionasse, visto che il suo simulatore si schiantava?

IN BREVE: Sì. In realtà il simulatore era perfettamente controllabile, tanto che fece oltre 790 voli. Lo schianto del simulatore di Neil Armstrong non fu causato dall’instabilità intrinseca del veicolo, ma da un guasto occasionale.


IN DETTAGLIO: Alcuni lunacomplottisti sostengono che poche settimane prima del volo dell’Apollo 11 uno dei veicoli che simulavano sulla Terra il volo del modulo lunare si schiantò, quasi uccidendo Neil Armstrong, che ne aveva perso il controllo (Figura 7.14a). Quindi, dicono, il modulo lunare effettivo era incontrollabilmente instabile e la NASA non può aver risolto un problema del genere in così poco tempo.


Figura 7.14a. Neil Armstrong scende con il paracadute dopo l’avaria del suo LLRV.


Innanzi tutto, i simulatori erano completamente diversi dal modulo lunare, anche se la stampa dell’epoca li descrisse dicendo che erano identici (Figura 7.14b): quindi le loro avarie non dicono nulla sull’affidabilità del LM.

Figura 7.14b. La Stampa del 29 gennaio 1971 descrive erroneamente uno dei simulatori come una “replica” del modulo lunare. Dalla collezione personale di Gianluca Atti.


Per abituare gli astronauti alle manovre di allunaggio e al comportamento del modulo lunare, che era un veicolo assolutamente unico nel suo genere, furono costruiti e utilizzati ben due tipi di simulatori volanti, denominati Lunar Landing Research Vehicle (LLRV) e Lunar Landing Training Vehicle (LLTV). Furono realizzati dapprima due LLRV e poi tre LLTV, entrambi monoposto.

Entrambi i simulatori erano in sostanza telai sui quali era montato verticalmente un motore a reazione orientabile, che reggeva i cinque sesti del peso del veicolo: il peso rimanente (quello che avrebbe avuto sulla Luna) era sostenuto da due motori a razzo regolabili. Come si può vedere in Figura 7.14c, questi simulatori erano totalmente diversi dal modulo lunare vero e proprio.


Figura 7.14c. Un LLRV in volo nel 1964. Dettaglio della foto NASA ECN-506.


Questi simulatori avevano sedici piccoli motori a razzo per regolarne l’assetto, ma questa era una delle poche cose in comune con il veicolo che dovevano simulare. Un sistema elettronico gestiva il motore primario per tenerlo sempre orientato verticalmente e regolarne la potenza in modo da simulare gli effetti dell’accelerazione verticale ridotta che si ha sulla Luna. L’autonomia era modesta (circa due minuti di volo), ma permetteva di arrivare a circa 1200 metri di quota.

In secondo luogo, l’incidente di Armstrong avvenne ben quattordici mesi prima della missione Apollo 11, il 6 maggio 1968, e non fu causato da problemi di instabilità intrinseca del veicolo (un LLRV), ma da un’avaria al sistema di pressurizzazione dei motori di manovra, che rese il veicolo ingovernabile, complice anche una folata di vento. Armstrong non ebbe altra scelta che usare l’apposito seggiolino eiettabile, atterrando incolume con il paracadute.

I lunacomplottisti tendono a insinuare che uno schianto fosse la conclusione normale dei voli di questi veicoli, ma in realtà i cinque simulatori totalizzarono ben 792 voli con atterraggio regolare. Anche l’LLRV di Armstrong aveva volato regolarmente 281 volte in precedenza. Nel corso del programma di addestramento vi furono soltanto altri due incidenti, nel dicembre del 1968 e nel gennaio del 1971, che portarono alla distruzione dei rispettivi veicoli, ma i piloti si salvarono in entrambe le occasioni.*

* Unconventional, Contrary, and Ugly: The Lunar Landing Research Vehicle, di Gene J. Matranga, C. Wayne Ottinger e Calvin R. Jarvis con C. Christian Gelzer. NASA SP-2004-4535 (2005), pag. 142.