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7.4 Come è possibile che tutto sia andato così liscio?

IN BREVE: Infatti non andò affatto tutto liscio. La NASA si prodigò per dare l’impressione che fosse così, ma la realtà fu ben diversa. Tre astronauti morirono sulla rampa di lancio (Apollo 1). L’Apollo 13 ebbe un’esplosione a bordo che le impedì di allunare e quasi uccise l’equipaggio. L’Apollo 12 fu colpita da un fulmine al decollo. L’Apollo 11 ebbe un sovraccarico al computer proprio durante l’allunaggio, e il riaggancio del Modulo Lunare al Modulo di Comando, dopo la ripartenza dalla Luna, fece perdere il controllo dei veicoli. Ciascuna missione ebbe avarie e malfunzionamenti, e vari equipaggi furono perseguitati da nausea, vomito e diarrea. Ma si preferì non pubblicizzare questi aspetti.


IN DETTAGLIO: Capita spesso di sentire considerazioni meravigliate sulla perfezione dei voli lunari Apollo. Come è possibile che macchine così incredibilmente complesse e potenti, realizzate portando al limite la tecnologia degli anni Sessanta del secolo scorso, abbiano funzionato così precisamente? E come fecero gli astronauti a comportarsi in modo così impeccabile e professionale in quelle condizioni così rischiose?

In realtà questa perfezione è soltanto un’impressione dettata dalla conoscenza superficiale degli eventi e dal fatto che l’importanza politica delle missioni lunari impose alla NASA e ai media un velo di discrezione sugli errori, sugli aspetti meno dignitosi e sui fallimenti. Essendo in gioco il prestigio nazionale, non fu dato molto risalto ai problemi. Ma alcuni furono talmente grandi da non poter essere nascosti.

Non va dimenticato, infatti, che su sette missioni di sbarco lunare tentate, una fallì (Apollo 13). Tre astronauti (White, Grissom e Chaffee) morirono sulla rampa di lancio (Apollo 1). Inoltre tutte le missioni ebbero problemi che per poco non portarono al disastro o all’annullamento. Ecco qualche esempio di questi problemi, tratto dai rapporti tecnici. Un elenco più ampio dei vari malfunzionamenti critici e meno critici che colpirono le varie missioni è consultabile nella sezione Discrepancy Summary dei Post-launch Mission Operation Report di ciascuna missione.


Apollo 7

  • In cabina si formarono accumuli d’acqua provenienti dagli impianti di raffreddamento: rischio grave, in un ambiente pieno di circuiti elettrici.
  • L’equipaggio fu colpito da un raffreddore che bloccò le vie nasali: problema serio in una missione spaziale, perché in assenza di peso il muco si accumula invece di defluire e soffiarsi il naso causa forti dolori alle orecchie. Inoltre durante il rientro, con la testa incapsulata nel casco, gli astronauti non avrebbero potuto soffiarsi il naso per compensare l’accumulo di pressione, che avrebbe potuto sfondare i loro timpani. Nonostante il parere contrario della NASA, gli astronauti eseguirono il rientro senza casco e non subirono danni.
  • L’equipaggio rifiutò ripetutamente gli ordini del Controllo Missione e il comandante, Walter Schirra, si lamentò senza troppi giri di parole per il carico di lavoro senza precedenti del volo di debutto della capsula Apollo, parlando apertamente di “esperimenti mal preparati e concepiti frettolosamente da un idiota” e dicendo che il suo equipaggio non aveva alcuna intenzione di “accettare altri giochetti... o fare qualche test folle di cui non abbiamo mai sentito parlare prima”, come descritto nel libro Apollo: the Epic Journey to the Moon di David Reynolds. Fu una delle varie ribellioni poco pubblicizzate degli equipaggi.


Apollo 8

  • La prima circumnavigazione umana della Luna fu disturbata dal vomito e dalla diarrea del comandante, Frank Borman, che per poco non obbligarono a un ritorno anticipato sulla Terra.
  • Il sigillante di tre dei cinque finestrini del veicolo spaziale ebbe delle perdite che offuscarono la visuale, guastando le osservazioni necessarie per la navigazione e le foto della Luna.
  • Si ripresentarono gli accumuli d’acqua in cabina già visti per Apollo 7.
  • Durante il volo, l’astronauta James Lovell cancellò per errore parte della memoria del computer, per cui il sistema di misurazione inerziale della posizione (IMU) credette che la capsula fosse ancora sulla rampa di lancio e accese automaticamente i motori di manovra per tentare di correggere il problema. Gli astronauti dovettero calcolare e reimmettere manualmente i dati corretti.


Apollo 9

  • L’astronauta Rusty Schweickart vomitò ripetutamente a causa della nausea da assenza di peso. Questo obbligò ad annullare alcune delle attività di collaudo delle procedure d’emergenza (una passeggiata spaziale dal Modulo Lunare al Modulo di Comando) e della tuta extraveicolare da usare sulla Luna nelle missioni successive. 
  • Uno dei gruppi di motori di manovra del Modulo di Comando e Servizio non funzionò a causa di un commutatore urtato per errore.
  • Nel Modulo Lunare si guastò la luce di posizione: un elemento importante, visto che questo modulo, con a bordo due astronauti, doveva separarsi di oltre 180 km dal Modulo di Comando e Servizio, a bordo del quale c’era il terzo astronauta, mentre i due veicoli volavano in orbita intorno alla Terra, per poi ritrovarsi e ricongiungersi. Se la manovra non fosse riuscita, i due astronauti nel Modulo Lunare non avrebbero avuto modo di rientrare sulla Terra e sarebbero morti. Il rendez-vous fu effettuato comunque con successo grazie all’abilità degli astronauti.


Apollo 10

  • Quando lo stadio di risalita del Modulo Lunare si sganciò da quello di discesa, a soli 15 km dalla superficie lunare, un’impostazione errata dei comandi lo fece girare su se stesso all’impazzata su due assi, andando pericolosamente vicino a un gimbal lock (perdita di orientamento da parte del sistema di navigazione). L’astronauta Gene Cernan si lasciò scappare un accorato “Son of a bitch!” (“Figlio di puttana!”) a microfono aperto e fu ascoltato dal pubblico mondiale sulla Terra.


Apollo 11

  • Durante la discesa sulla Luna, il computer del Modulo Lunare, indispensabile per atterrare correttamente, si sovraccaricò ripetutamente.
  • Le istruzioni di allunaggio preimpostate avrebbero portato il Modulo Lunare verso una zona piena di massi e crateri, sulla quale il veicolo non avrebbe potuto posarsi e dalla quale non avrebbe potuto ripartire: solo l’intervento manuale di Armstrong per cambiare luogo d’atterraggio, assistito da Aldrin, salvò la missione.
  • Sempre durante l’allunaggio, la spinta del motore di discesa subì delle fluttuazioni estreme a causa dell’instabilità del software di controllo, rischiando di interrompere pericolosamente la discesa, come spiegato in dettaglio in Tales from the Lunar Guidance Computer di Don Eyles.
  • Le comunicazioni radio in orbita lunare, dopo la separazione del Modulo Lunare dal Modulo di Comando, furono talmente disturbate e frammentarie che Armstrong e Aldrin non udirono il via all’allunaggio da parte del Controllo Missione. Per fortuna Michael Collins, nel Modulo di Comando, lo udì e lo riferì ai suoi compagni che stavano nel Modulo Lunare.
  • Terminato l’allunaggio, uno dei condotti di convogliamento del propellente dello stadio di discesa del Modulo Lunare si congelò e non sfiatò correttamente, creando un accumulo di pressione potenzialmente esplosivo. Solo il Controllo Missione se ne accorse e chiese con discrezione agli astronauti di attivare manualmente lo sfiato, ma il condotto si sgelò spontaneamente prima che Armstrong e Aldrin intervenissero.
  • Dopo l’escursione lunare, prima di decollare, gli astronauti si accorsero che la manopola di un interruttore di alimentazione dei circuiti del motore a razzo necessario per decollare era stata rotta, probabilmente dall’urto dello zaino della tuta di Aldrin, e non era più azionabile. Senza chiudere quell’interruttore, non potevano decollare. C’erano delle complicate soluzioni alternative, ma gli astronauti improvvisarono usando un pennarello per chiudere l’interruttore rotto.
  • Al rientro dalla Luna, quando il Modulo Lunare si riagganciò al Modulo di Comando e Servizio, l’allineamento leggermente errato dei due veicoli li fece ruotare su loro stessi. I rispettivi computer di bordo si contrastarono a vicenda, facendo girare ancora più all’impazzata i due veicoli agganciati. Soltanto la bravura di Collins e Armstrong permise di correggere manualmente la rotazione caotica dei veicoli accoppiati.


Apollo 12

  • Il fulmine che colpì il Saturn V durante il decollo causò lo spegnimento completo dei computer di bordo dell’Apollo e la perdita totale della telemetria più significativa. Soltanto un suggerimento inviato dai tecnici a terra via radio (l’ordine di impostare “SCE su AUX”) permise di riavviare i computer e ripristinare la telemetria, evitando che la missione venisse interrotta immediatamente.
  • Durante la diretta TV dalla Luna, la telecamera fu puntata contro il Sole per errore e il suo delicato sensore si bruciò, rendendola inservibile e terminando le trasmissioni televisive dell’escursione lunare.
  • Nell’ammaraggio a fine missione, il vento fece oscillare la capsula appesa ai paracadute e gli astronauti subirono ben 15 g di decelerazione all’impatto con l’oceano; una cinepresa cadde dal proprio supporto e colpì Alan Bean alla tempia. Se fosse caduta pochi centimetri più a sinistra avrebbe causato un trauma cranico potenzialmente fatale.


Apollo 13

  • Come già accennato, scoppiò un serbatoio d’ossigeno, togliendo riserve di aria ed energia agli astronauti. Fu necessario usare il LM come scialuppa d’emergenza e rientrare precipitosamente sulla Terra dopo un giro intorno alla Luna. James Lovell dovette riallineare manualmente i sistemi di navigazione traguardando le stelle.


Apollo 14

  • All’andata il sistema d’aggancio fra LM e Modulo di Comando fallì cinque volte prima di funzionare. C’era il rischio che fallisse ancora al ritorno del LM dalla Luna, obbligando gli astronauti a un pericoloso trasbordo nel vuoto, ma si decise di proseguire lo stesso.
  • Un residuo fluttuante di materiale di saldatura all’interno del pulsante di Abort (interruzione generale) del Modulo Lunare faceva attivare a intermittenza nel computer un falso segnale di interruzione della manovra in corso. Se il residuo avesse fatto contatto durante la discesa verso la Luna, si sarebbe attivata automaticamente l’interruzione della discesa, costringendo gli astronauti a rinunciare all’allunaggio e a iniziare una pericolosa e delicata manovra di risalita e riattracco. Appena in tempo, la NASA e il MIT riuscirono a scrivere e trasmettere istruzioni per riprogrammare il computer in modo che ignorasse il segnale fasullo.


Apollo 15

  • Uno dei tre paracadute d’ammaraggio non funzionò correttamente (Figura 7.4-1), causando un impatto violento con la superficie dell’oceano. Il malfunzionamento fu causato probabilmente dallo sfiato di propellenti, che avrebbe potuto danneggiare anche gli altri due paracadute, con conseguenze fatali per l’equipaggio.


Figura 7.4-1. L’ammaraggio dell’Apollo 15 con un paracadute difettoso. Foto AS15-S71-42217 (NASA).


Apollo 16

  • Il motore del Modulo di Comando e Servizio, indispensabile per tornare sulla Terra, segnalò un’avaria mentre il veicolo era in orbita intorno alla Luna. Fu quasi annullato l’allunaggio.


Apollo 17

  • Sulla Luna, uno degli astronauti ruppe per errore uno dei “parafanghi” dell’auto elettrica (Lunar Roving Vehicle, LRV), per cui la polvere lunare sollevata dalle sue ruote ricadde abbondantemente sul veicolo, causando problemi meccanici e termici. Gli astronauti furono costretti a improvvisare una riparazione sulla superficie lunare. 
  • Durante la risalita dalla Luna, il Controllo Missione perse il contatto radio con il Modulo Lunare. Per quattro minuti mancò completamente la telemetria dal LM e il pilota del Modulo di Comando dovette ripetere tutto quello che gli astronauti del LM volevano riferire a Terra.