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8.2 Se le fasce di Van Allen non erano un problema, come mai la NASA deve collaudare da capo la nuova capsula Orion?

IN BREVE: Perché è un veicolo nuovo e differente e i veicoli nuovi si collaudano sempre prima di metterci dentro la gente.


IN DETTAGLIO: In un video, l’ingegnere Kelly Smith della NASA parla della nuova capsula spaziale Orion e dei suoi voli di collaudo, che attraverseranno le fasce di Van Allen. Secondo i sostenitori delle tesi di complotto, la sua frase  “Dobbiamo superare queste sfide prima di mandare delle persone in questa zona dello spazio” significa che la NASA non ha mai mandato delle persone attraverso le fasce di Van Allen e che questa sfida è ancora da superare. Di conseguenza, dicono, le missioni lunari sono false.

Figura 8.2a. Il video in cui Kelly Smith parla della sfida di Orion.


Ci si potrebbe chiedere, tanto per cominciare, perché mai un ingegnere della NASA, in un video della NASA, dovrebbe lasciarsi scappare una rivelazione del genere. Infatti non c’è nessuna rivelazione, ma solo un’interpretazione arbitraria e distorta delle sue parole.

Se si ascolta l’audio inglese integrale del brano o si leggono tutti i sottotitoli del video emerge una storia ben diversa da quella sostenuta dai lunacomplottisti. Secondo i sottotitoli italiani, Kelly Smith dice quanto segue:

Prima di mandare degli astronauti nello spazio su Orion dobbiamo collaudare tutti i suoi sistemi di funzionamento. E c’è un solo modo di sapere se li abbiamo fatti bene: farli volare nello spazio. Per il primo volo di Orion non ci saranno astronauti a bordo. La navicella spaziale è piena di sensori che debbono registrare e misurare ogni aspetto del volo fin nel minimo dettaglio. Viaggeremo fino a 5.000 Km. [sic] di altezza dalla Terra. 15 volte più distanti dal pianeta della Stazione Spaziale Internazionale. Man mano che ci allontaniamo dalla terra attraverseremo le Fasce di Van Allen, una zona di radiazioni pericolose. Radiazioni come queste possono danneggiare il sistema di guida, i computer di bordo e altri strumenti elettronici di Orion. Ovviamente, dobbiamo attraversare questa zona pericolosa due volte, una all’andata e una al ritorno. Ma Orion ha delle protezioni. Una schermatura sarà collaudata mentre la navicella attraversa le onde radioattive [sic]. I sensori di bordo registreranno i livelli di radiazione, che gli scienziati poi studieranno. Dobbiamo superare queste sfide prima di mandare delle persone in questa zona dello spazio.

Prima di tutto, Smith sta parlando di danni ai componenti di Orion, non di danni agli astronauti: infatti parla specificamente di rischi riguardanti “il sistema di guida, i computer di bordo e altri strumenti elettronici”. Lo fa perché l'elettronica integrata usata nei veicoli spaziali di oggi è più sensibile agli effetti delle radiazioni di quanto lo fossero i cablaggi e i circuiti integrati semplici degli anni Sessanta per via della densità dei circuiti e della miniaturizzazione dei componenti, come descritto nella sezione 8.1.

Può sembrare strano per chi non conosce la materia, ma i componenti di oggi sono più vulnerabili rispetto a quelli del passato perché sono molto più piccoli: una particella energetica che colpisce una delle loro minuscole celle di memoria può alterarne il contenuto e quindi generare indicazioni o istruzioni errate. Le poche celle di memoria dei computer Apollo, invece, essendo molto più grandi e pesanti, non erano influenzabili da una singola particella.

La maggiore resistenza dei componenti d’epoca rispetto a quelli odierni è un fenomeno ben documentato anche nelle missioni spaziali senza equipaggi: i processori, le memorie e gli altri componenti installati a bordo delle sonde spaziali, per esempio, sono spesso molto “primitivi” rispetto a quelli che usiamo comunemente nei nostri computer o smartphone sulla Terra proprio perché devono sopportare un ambiente ostile (radiazioni e sbalzi estremi di temperatura).

In secondo luogo, Smith sta parlando specificamente della capsula Orion, per cui quando dice “prima di mandare delle persone in questa zona dello spazio” sta sottintendendo “a bordo di Orion”. È un ingegnere della NASA, lo sa benissimo che le missioni Apollo attraversarono i margini delle fasce di Van Allen, per cui non gli serve specificarlo pedantemente.

Il fatto che si debba collaudare la capsula Orion non dovrebbe stupire: primo, è un veicolo nuovo, e come ogni veicolo nuovo va collaudato. Non è che siccome la Fiat una volta ha fatto i crash test alla Panda allora non li deve più fare per tutti gli altri modelli successivi. Sono stati fatti calcoli e simulazioni, ma visto che ci sono di mezzo degli astronauti non ci si accontenta delle stime. Il volo di collaudo di cui parla Smith è stato effettuato a dicembre del 2014 (EFT-1).

Questo video della NASA dedicato a un altro volo di collaudo della capsula Orion intorno alla Luna (senza equipaggio), denominato EM-1 (Exploration Mission 1), chiarisce anche le differenze di traiettoria rispetto alle missioni Apollo che rendono necessari questi lanci sperimentali. Da 4:34 in avanti viene evidenziato il passaggio attraverso le fasce di Van Allen.

Figura 8.2b. Un video della NASA che descrive la missione di collaudo EM-1.


Secondo le dichiarazioni pubbliche di Nujoud Merancy, responsabile per la pianificazione delle missioni esplorative Orion per la NASA, in risposta a una mia domanda, la capsula Orion non eviterà attivamente le zone più dense delle fasce di Van Allen come fecero invece le missioni Apollo, anche se la traiettoria non sarà così centrata sulle regioni più intense delle fasce come mostrato nel video.

Per il veicolo, dice Merancy, non ci sono rischi elevati, grazie alla protezione avanzata contro le radiazioni e all’uso di quattro computer che lavorano in parallelo; per gli equipaggi, invece, le stime indicano che a bordo della capsula Orion l’esposizione degli astronauti alle radiazioni sarà complessivamente inferiore a quella prodotta da sei mesi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, e qualora una traiettoria comportasse un’esposizione eccessiva verrebbe ridefinita in modo da evitare le zone di radiazioni più intense.