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8.2 Ma le fasce di Van Allen non sono letali e invalicabili?

IN BREVE: No, queste fasce non sono così mortali: i russi le fecero attraversare da cavie animali senza problemi e gli americani effettuarono missioni sperimentali per misurare se la schermatura delle capsule Apollo fosse sufficiente. Comunque le missioni lunari seguirono traiettorie calcolate proprio per evitare di attraversare le zone di radiazione più intensa di queste fasce e per ottenere attraversamenti rapidi delle loro zone di minore intensità.


IN DETTAGLIO: I sostenitori della messinscena lunare affermano che c’è un ostacolo letale per qualunque missione lunare con astronauti: le fasce di Van Allen, due zone di radiazione disposte intorno alla Terra a distanze variabili secondo l’attività del Sole ma grosso modo comprese fra 100 e 10.000 chilometri per quella interna, più intensa, e fra 18.000 e 60.000 chilometri per quella esterna (Figura 8-2a). Di conseguenza, dicono, gli sbarchi umani sulla Luna delle missioni Apollo sarebbero stati impossibili:

Sarebbe infatti impossibile, a detta di ogni scienziato che si rispetti, che un qualunque essere vivente attraversi addirittura le Fasce di Van Allen, altrochè arrivare sulla Luna. (Le F. sono una stretta e poderosa cintura di radiazioni, che va da un polo all’altro della Terra, e che a sua volta protegge la Terra dalle radiazioni cosmiche, ma alla quale è impensabile per noi anche solo avvicinarsi. Ci hanno provato, negli ultimi anni, gli astronauti dello Shuttle, con risultati ben poco confortanti).
-- Massimo Mazzucco, Luogocomune.net (2017)

Come spesso avviene, non è fornita alcuna fonte tecnica a supporto a queste affermazioni: si dice genericamente “a detta di ogni scienziato che si rispetti”, senza però fare nomi specifici o riferimenti a pubblicazioni autorevoli di settore.

In realtà è sufficiente consultare la letteratura specialistica (per esempio i testi riportati nella bibliografia in fondo a questo libro) per notare che la questione della relativa pericolosità delle radiazioni delle fasce di Van Allen era ben nota all’epoca dello svolgimento delle missioni lunari, visto che la loro scoperta risale al 1958, e che il problema era ritenuto perfettamente risolvibile, come descritto nel rapporto Radiation Plan for the Apollo Lunar Mission (gennaio 1969).

Figura 8.2a. Rappresentazione grafica delle fasce di Van Allen, con le particelle cariche confinate (blu e giallo) e il confine della plasmapausa (superficie blu-verde). Credit: NASA Scientific Visualization Studio.


Infatti nel 1968 la sonda sovietica Zond 5 attraversò le fasce di Van Allen per portare intorno alla Luna vari esseri viventi, che tornarono incolumi.

Per le missioni Apollo, l’esposizione alle fasce fu calcolata e misurata tramite lanci di prova: specificamente, la missione Apollo 6 (aprile 1968) portò in orbita terrestre una capsula Apollo priva di equipaggio e piena di strumenti proprio per misurare la capacità del veicolo di bloccare le radiazioni delle fasce di Van Allen. L’esposizione risultò comparabile a quella di qualche radiografia medica, quindi più che sopportabile per un breve periodo.

I primi esseri umani ad attraversare le fasce di Van Allen furono gli astronauti della missione Apollo 8. Secondo il rapporto NASA Biomedical Results of Apollo (1975), nel corso dell’intero volo Lovell, Borman e Anders accumularono una dose di radiazioni di 1,6 millisievert, equivalente a circa venti radiografie toraciche e quindi ben lontana dall’essere immediatamente letale.

La NASA dichiara inoltre, nel Mission Report di Apollo 11, che la dose totale di radiazioni misurata dai dosimetri e ricevuta dagli astronauti durante il viaggio fu compresa fra 2,5 e 2,8 millisievert. Il dosimetro specifico per le fasce di Van Allen rilevò dosi di 1,1 millisievert per la pelle e 0,8 millisievert in profondità, ben al di sotto dei valori significativi dal punto di vista medico.

Per fare un paragone, secondo il National Council on Radiation Protection and Measurement statunitense, la dose annua media di radiazioni ricevuta da una persona negli Stati Uniti è 6,2 millisievert ed è per il 52% di origine naturale.

Chi non si volesse fidare della NASA può consultare, per esempio, l’articolo divulgativo The Van Allen Belts and Travel to the Moon di Bill Wheaton (2000), specialista in astronomia a raggi gamma presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL).

Wheaton fornisce dati concreti sulle radiazioni nello spazio e specificamente nella zona più pericolosa, appunto le contestate fasce di Van Allen. Emerge che i dati scientifici pubblicati dalla NASA a proposito delle radiazioni di queste fasce devono essere veritieri, altrimenti anche i satelliti automatici odierni, che le attraversano e ne possono essere influenzati, non funzionerebbero e verrebbero fritti.

Inoltre James Van Allen stesso sottolineò, già nell’articolo del 1960 On the Radiation Hazards of Space Flight, che le fasce non avviluppano l’intero pianeta e non vanno affatto “da un polo all’altro” come asserisce Mazzucco, ma formano una sorta di ciambella che sfuma a partire da circa 30° al di sopra e al di sotto dell’equatore. Per aggirarle o passare attraverso le loro zone meno intense basta quindi adottare una traiettoria opportunamente inclinata: cosa che fecero appunto tutti i veicoli delle missioni Apollo, sia all’andata sia al ritorno (Figura 8.2a).


Figura 8.2b. La traiettoria di partenza dell’Apollo 11. Quella di rientro fu ancora più inclinata. Fonte: Rocket & Space Technology.


Il transito dell’Apollo 11 attraverso le fasce di Van Allen durò circa 90 minuti; la zona di massima intensità fu aggirata in una decina di minuti.