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9.8 Come si spiega che la roccia lunare donata all’Olanda è falsa?

IN BREVE: È falsa perché non proviene dalla NASA, che non l’ha mai autenticata. Prima di tutto è troppo grande: è un vero e proprio sasso, mentre tutte le altre donazioni sono frammenti minuscoli. Poi la storia che la circonda non ha senso: sarebbe stata donata nel 1969 a un ex primo ministro in pensione anziché a un rappresentante del governo olandese in carica, sarebbe rimasta sepolta nel museo invece di essere esibita come rarità, ed è facilmente riconoscibile come falsa già dal colore. Inoltre la targhetta contiene un vistoso errore ortografico. Gli indizi suggeriscono che si tratti di un equivoco o di una burla di due artisti olandesi, risalente al 2006.


IN DETTAGLIO:* Ad agosto 2009 si diffuse nei media la notizia che i curatori del museo nazionale olandese Rijksmuseum, ad Amsterdam, avevano scoperto che un reperto presentato per anni come campione di roccia lunare portato dagli astronauti della missione Apollo 11 era in realtà un pezzetto di legno pietrificato (Figura 9.8a).

* Molti degli elementi di questa vicenda sono frutto delle ricerche di Diego Cuoghi, che ringrazio di cuore per la collaborazione offerta.


Figura 9.8a. La finta “roccia lunare“ e la sua targhetta descrittiva.


Stando ai resoconti giornalistici, la presunta roccia lunare sarebbe stata donata il 9 ottobre 1969 dall’ambasciatore statunitense J. W. Middendorf a un ex primo ministro olandese, Willem Drees, durante il tour mondiale degli astronauti dell’Apollo 11 poco dopo la loro storica missione del 1969, in occasione di una mostra dedicata all’esplorazione spaziale. Alla morte di Drees, nel 1988, il reperto sarebbe stato messo in esposizione nel museo.

Ma nel 2006 Arno Wielders, un fisico e imprenditore aerospaziale, vide il reperto e informò il museo che era altamente improbabile che la NASA avesse donato una preziosissima roccia lunare tre mesi dopo il ritorno della prima missione e prima che avesse luogo il secondo sbarco. Una telefonata all’ente statunitense che si occupa della gestione di tutti i reperti lunari confermò il dubbio: il curatore dell’ente si dichiarò certo che non potesse trattarsi di roccia proveniente dalla Luna.

Le indagini svolte nel 2009 da Xandra Van Gelder, chief editor della rivista Oog del museo, confermarono che si trattava di un falso. Van Gelder dichiarò che l’oggetto era stato verificato inizialmente tramite una semplice telefonata alla NASA: l’ente spaziale non aveva autenticato specificamente quel reperto, ma aveva soltanto dichiarato che era possibile che i Paesi Bassi avessero ricevuto una roccia lunare, dato che la NASA ne aveva donate a oltre 100 paesi nei primi anni Settanta.

Era però molto improbabile che la NASA avesse donato all’Olanda una roccia così grande: le donazioni ad altri paesi sono frammenti minuscoli, mentre la “roccia lunare” in questione misura cinque centimetri e mezzo per due.

Van Gelder segnalò anche che non era chiaro il motivo per cui la presunta roccia lunare sarebbe stata donata dall’ambasciatore statunitense a un ex primo ministro che nel 1969 non era più in carica da undici anni, anziché alle autorità del governo in carica. L’ambasciatore spiegò che a lui risultava di aver ricevuto il reperto dal Dipartimento di Stato USA, ma non ricordava i dettagli precisi della vicenda.

A parte la sua storia incoerente e implausibile, l’oggetto aveva anche aspetti visivi palesemente sospetti: per esempio, le tinte rossicce, ben differenti da quelle delle rocce seleniche vere. Il petrologo Wim van Westrenen, della Libera Università di Amsterdam, disse di essersi accorto subito che c’era qualcosa di anomalo. Un esame microscopico e spettroscopico di un frammento rimosso dal reperto permise di individuare quarzo e strutture cellulari tipiche del legno.

Per tutte queste ragioni, la “roccia lunare” è oggi catalogata dal Rijksmuseum come oggetto numero NG-1991-4-25, con la descrizione “Pezzo di legno pietrificato nero e rosso”, e classificata inequivocabilmente come “falso”. Le parole “Pietra lunare portata dall’equipaggio dell’Apollo 11” sono riportate soltanto come “titolo dell’opera”.

Un’altra serie di anomalie emerge se si confronta il reperto con un vero campione di roccia lunare donato all’Olanda, quello conservato al museo di Boerhaave (Figura 9.8b).


Figura 9.8b. In alto, nella sfera trasparente, un vero campione di roccia lunare donato all’Olanda dagli USA. Credit: Museumboerhaave.nl.


Quello vero è incapsulato nella plastica e montato su un supporto che reca diciture chiare, che lo descrivono esplicitamente come una serie di frammenti della superficie della Luna portato sulla Terra dall’Apollo 11 e donato al popolo olandese (non a una singola persona) dal presidente statunitense Nixon (non da un ambasciatore).

Quello falso non è incapsulato o montato, ed è accompagnato da un semplice cartoncino dorato. Oltretutto il cartoncino non dice affatto che si tratta di roccia lunare: dice semplicemente “Con i complimenti dell’Ambasciatore degli Stati Uniti d’America”, per cui potrebbe riferirsi a qualunque oggetto.

Il cartoncino contiene anche errori ortografici inconsueti: “Apollo-11”, con il trattino, è uno svarione ben poco inglese ma molto olandese, e la parola “Centre” è scritta secondo la grafia britannica anziché quella americana (“Center”).

A tutto questo bisogna aggiungere che un reperto così importante (ci sono soltanto 382 chili di roccia lunare Apollo in tutto il mondo) venne alla ribalta soltanto durante una “esposizione artistica” organizzata nel 2006 dal duo di artisti di Rotterdam Liesbeth Bik e Jos van der Pol, specializzato in happening, anziché durante una mostra scientifica. L’evento artistico prevedeva che il duo ponesse ai visitatori “varie domande su quest’oggetto, mai rivelato prima al pubblico, e sui piani del Rijksmuseum di aprire un museo sulla Luna”: un quesito decisamente semiserio. Ma va anche detto che il 9 ottobre 1969 gli astronauti dell’Apollo 11 erano davvero ad Amsterdam in visita ufficiale.

Figura 9.8c. La “roccia lunare“ come appare nel catalogo del Rijksmuseum.


Le ipotesi che si delineano a questo punto, in base agli elementi disponibili e in attesa di eventuali sviluppi, sono il malinteso o la burla ben pianificata.

Il malinteso può essere nato in vari modi. Per esempio, nel catalogare il lascito dell’ex primo ministro Drees il pezzo di legno pietrificato potrebbe essere stato rinvenuto vicino a un biglietto realizzato per conto dell’ambasciatore in occasione della visita degli astronauti e qualcuno potrebbe aver associato erroneamente i due oggetti, pensando che si trattasse di roccia lunare; oppure il pezzo potrebbe essere stato davvero associato al biglietto perché l’ambasciatore voleva donarlo come souvenir della propria nazione (e quindi l’avrebbe ricevuto dal Dipartimento di Stato).

La burla sembra invece essere suggerita dal contesto provocatorio della mostra organizzata dai due artisti olandesi e dal fatto che alcuni dettagli da loro presentati sono fasulli. Per esempio, in un’intervista risalente al 2007 raccontano di essere stati proprio loro a trovare l’oggetto nei depositi temporanei del museo. In un cassetto, dicono, c’era “una piccola roccia con un biglietto. Sul biglietto c’era scritto che la roccia proveniva dalla Luna”: ma le fotografie del biglietto dimostrano che non c’è alcuna indicazione del genere.

Due cose sono certe: la prima è che non si tratta di un reperto autenticato dalla NASA; la seconda è che chi volesse asserire che questa vicenda dimostra che gli sbarchi sulla Luna furono falsificati dovrebbe spiegare perché la sofisticatissima organizzazione necessaria per creare una finzione così difficile e importante, dalla cui perfezione dipendeva il prestigio planetario degli Stati Uniti, avrebbe realizzato un falso così assurdamente dilettantesco.