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9.7 Come mai la NASA manipola le registrazioni, e perché manca il ritardo radio?

IN BREVE: La NASA non manipola, ma i documentaristi sì. Per esigenze narrative, nei documentari spesso i dialoghi vengono riassunti o rimontati. Per questo, per esempio, a volte non c’è il ritardo radio nelle comunicazioni Terra-Luna. Ma nelle registrazioni e trascrizioni di riferimento pubblicate dalla NASA e descritte come integrali c’è tutto, anche il ritardo radio.


IN DETTAGLIO: In alcuni filmati degli sbarchi lunari gli astronauti rispondono troppo rapidamente alle comunicazioni radio provenienti dalla Terra. Le onde radio ci mettono un secondo e un quarto a coprire la distanza Terra-Luna: quindi fra le parole del Controllo Missione a Houston e le risposte degli astronauti dovrebbe esserci una pausa lunga almeno altrettanto. Se manca, sostengono i lunacomplottisti, vuol dire che le comunicazioni erano fasulle.

In realtà ci sono due spiegazioni molto più banali.

La prima è che nei documentari le comunicazioni originali a volte vengono rimontate per togliere le pause e i tempi morti e non interrompere la narrazione, concentrandola sui momenti salienti. Lo storico James Oberg ha pubblicato un elenco approfondito di questi rimontaggi, a volte grossolanamente sbagliati e fortemente ingannevoli, presenti in molti documentari.

Per esempio, numerosi documentari presentano l’allunaggio dell’Apollo 11 facendo sembrare che “Tranquility Base here, the Eagle has landed” (“Qui Base Tranquillità, l’Aquila è atterrata”) siano le prime, storiche parole pronunciate sulla Luna. Ma in realtà ascoltando le registrazioni originali e leggendo le trascrizioni complete (disponibili per esempio presso l’Apollo Lunar Surface Journal) si scopre che quelle celeberrime parole furono precedute da tutta una serie di comunicazioni tecniche.

Ecco i dialoghi completi, a partire dal primo contatto con la Luna (Figura 9.7a):

102:45:40 Aldrin: Contact Light.

Questa segnalazione banale, che informa il Controllo Missione che almeno una delle sonde lunghe circa 170 centimetri sotto le zampe del modulo lunare ha toccato il suolo, è (volendo essere pignoli) la vera prima frase pronunciata sulla Luna.

La litania di messaggi tecnici, indispensabili per la messa in sicurezza del modulo lunare, prosegue dopo che il modulo lunare si è pienamente posato al suolo:

102:45:43 Armstrong: Shutdown.

102:45:44 Aldrin: Okay. Engine Stop.

102:45:45 Aldrin: ACA out of Detent.

102:45:46 Armstrong: Out of Detent. Auto.

102:45:47 Aldrin: Mode Control, both Auto. Descent Engine Command Override, Off. Engine Arm, Off. 413 is in.

A questo punto, da Terra parla Charlie Duke, futuro astronauta dell’Apollo 16, che in questa fase della missione è il Capcom, ossia la persona che tiene i contatti via radio con gli astronauti:

102:45:57 Duke: We copy you down, Eagle.

102:45:58 Armstrong: Engine arm is off. [pausa] Houston, Tranquility Base here. The Eagle has landed.

Come si può notare, si tratta di una lunga serie di comunicazioni tecniche di nessun interesse per lo spettatore: per questo vengono omesse nei documentari. Tutto qui.

Figura 9.7a. Audio e riprese di bordo dell’allunaggio di Apollo 11. L’annuncio del contatto è da 14:30 in poi.


Un altro esempio di taglio ricorrente per esigenze narrative arriva subito dopo questi dialoghi: Charlie Duke, comprensibilmente in preda all’emozione, s’impapera e non riesce a pronunciare il nuovo nome del modulo lunare, Tranquility. Infatti inizia dicendo:

“Roger, Twan...”

Poi si ferma e si corregge:

“...Tranquility. We copy you on the ground. You got a bunch of guys about to turn blue. We’re breathing again. Thanks a lot.”

Nella maggior parte dei documentari questa papera viene eliminata.

Anche la famosissima frase “Un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità” è spesso presentata scorrettamente per brevità mentre Neil Armstrong salta giù dalla scaletta del modulo lunare. In realtà, nella registrazione video integrale Armstrong salta e atterra, come previsto, sulla base circolare della zampa del veicolo, senza toccare il suolo lunare. Poi fa vari commenti, risale lungo la scaletta con un balzo per verificare di essere in grado di farlo (la scaletta inizia a circa un metro e mezzo dal suolo), ridiscende, descrive l’ambiente circostante e soltanto a questo punto poggia cautamente il piede sinistro sul suolo lunare e pronuncia la frase fatidica (Figura 9.7b).

Figura 9.7b. Audio e riprese di bordo della fase iniziale dell’escursione lunare di Apollo 11. La discesa di Armstrong è da 2:00 in poi. La sua famosa frase è a 3:30.


L’errore commesso sistematicamente dai lunacomplottisti è di considerare i documentari alla stregua di dati ufficiali quando in realtà non lo sono. I dati veri e propri, quelli completi, quelli che fanno fede, sono contenuti nelle registrazioni integrali, non nei documentari.

La seconda spiegazione è ancora più banale: a volte gli astronauti sulla Luna rispondevano alla prima parte di una comunicazione che giungeva da Houston e poi la voce da Houston proseguiva, creando un intervallo apparentemente troppo breve. In altre occasioni, gli astronauti iniziavano spontaneamente dei propri commenti, senza attendere una comunicazione dalla Terra, dando però l’impressione di rispondere in anticipo.

Del resto, se fosse stata una messinscena, perché i suoi creatori sarebbero stati così stupidi da dimenticarsi di includere il ritardo radio?