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9.2 Neil Armstrong non rilasciava interviste

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IN BREVE: Le rilasciava eccome, ma poche e scelte con cura, perché non gli piaceva apparire nei media generalisti dopo la sbornia di celebrità che seguì l’allunaggio. Preferiva le conferenze tecniche, nelle quali era tutt’altro che reticente e schivo.


IN DETTAGLIO: Secondo alcuni lunacomplottisti, Neil Armstrong, primo uomo a mettere piede sulla Luna, si tenne lontano da giornali e TV dopo le celebrazioni svoltesi poco dopo l’impresa lunare del 1969. Stando a loro, la sua assenza dai media fu dovuta al senso di colpa che lo affliggeva per aver mentito al mondo durante la messinscena lunare e per tutti gli anni successivi.

La realtà è parecchio diversa. Per esempio, negli anni Settanta Armstrong fu persino testimonial pubblicitario televisivo per la Chrysler (Figura 9-4).

È però vero che nei quattro decenni della propria vita successivi all’allunaggio centellinò con molta cura le proprie apparizioni pubbliche e difese la propria immagine dagli speculatori.

Per esempio, Armstrong fece causa nel 1994 alla Hallmark Cards per aver usato il suo nome e la sua voce senza permesso in una decorazione natalizia (il risarcimento fu devoluto alla Purdue University, dove si era laureato).

Nel 2005 il suo barbiere mise all’asta i suoi capelli tagliati, che andarono a un collezionista per 3000 dollari; l’astronauta minacciò azione legale e il barbiere donò il ricavato dell’asta a un ente benefico.

Una delle poche interviste personali a Neil Armstrong è quella concessa nel 2005 al popolarissimo programma 60 Minutes della rete televisiva statunitense CBS (Figura 9-5) in occasione della pubblicazione della sua biografia, curata dallo storico James Hansen e intitolata First Man: The Life of Neil A. Armstrong.

Armstrong rimase comunque un uomo riservato e modesto, che preferiva parlare di argomenti tecnici. Fece parte delle commissioni pubbliche d’inchiesta sugli incidenti dell’Apollo 13 (1970) e della navetta Challenger (1986), che lo riportarono alla ribalta in due momenti drammatici del programma spaziale statunitense. Fu poi il conduttore dei documentari televisivi statunitensi First Flights with Neil Armstrong (1991) e Man On the Moon, e in tempi più recenti concesse lunghissime interviste tecniche ai curatori dell’Apollo Lunar Surface Journal e partecipò al documentario When We Left Earth (2008).

Nel 2009 celebrò il quarantennale dello sbarco sulla Luna partecipando, insieme ad Aldrin e Collins, alla John H. Glenn Lecture, una conferenza annuale che si tiene al National Air and Space Museum a Washington, D.C., e al gala per il quarantennale della missione Apollo 12 presso il Kennedy Space Center, dove dimostrò una discreta verve umoristica e autoironica. Inoltre prese posizione pubblicamente contro i piani dell’amministrazione Obama di ristrutturare la NASA. Non sembrano certo le scelte di una persona che si vergognava.

Inoltre Armstrong non era affatto irraggiungibile: per esempio, ad aprile 2011 alcune agenzie di stampa scrissero che l’astronauta sarebbe stato tra gli adepti del santone indiano Sai Baba, morto pochi giorni prima. Così contattai James Hansen, il biografo di Armstrong, per avere chiarimenti in merito.

Nel giro di ventiquattr’ore mi arrivò una mail personale da Armstrong, nella quale chiariva che non sapeva neppure dell’esistenza di Sai Baba, non aveva mai comunicato in alcun modo con i suoi associati o seguaci e non era sorpreso dell’asserzione che lo riguardava, dato che molte organizzazioni religiose l’hanno indicato come loro membro.