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9.1 Perché gli astronauti avevano espressioni colpevoli ed erano schivi e riluttanti ad apparire in pubblico?

IN BREVE: Non erano affatto schivi: hanno partecipato a innumerevoli conferenze e anche ad alcuni film, e hanno scritto ampie autobiografie, spesso molto schiette. I lunacomplottisti, però, scelgono ad arte solo le immagini nelle quali gli astronauti hanno espressioni serie e le spacciano per manifestazioni ricorrenti di sensi di colpa dovuti alla presunta messinscena. Ma ci sono molte altre foto e riprese filmate nelle quali gli astronauti lunari sorridono e ridono.


IN DETTAGLIO: “Sembra più che altro che gli sia morto il gatto”: viene descritta così, per esempio da Massimo Mazzucco su Luogocomune.net, l’espressione di Armstrong, Collins e Aldrin in Figura 9.1-1, che li mostra all’interno della cabina di quarantena, il giorno del ritorno sulla Terra. La partecipazione all’inganno globale sarebbe la ragione di “quella strana espressione ’agrodolce’ che si nota spesso su tutti i ’terzetti’ di ritorno dalla missioni lunari”.


Figura 9.1-1. Le espressioni di Armstrong, Collins e Aldrin (Apollo 11) mentre incontrano il presidente Nixon durante l’isolamento di quarantena dopo il loro viaggio lunare, nell’unica foto dell’evento mostrata dal sito Luogocomune.net.


Si tratta invece, molto banalmente, di una delle tante fotografie scattate mentre stavano ascoltando l’allora presidente Nixon: in questo scatto hanno un’espressione seria perché Nixon in quel momento si sta esprimendo in tono formale, per cui non c’è da stupirsi se i visi degli astronauti non sono contorti in una smorfia di ilarità. Ridere in faccia al presidente degli Stati Uniti quando è serio sarebbe stato decisamente fuori luogo.

I sostenitori della tesi del gatto morto hanno semplicemente scelto ad arte una fotografia che si adatta alla loro argomentazione. Non hanno mostrato, per esempio, quelle delle Figure 9.1-2 e 9.1-3: due altri istanti dello stesso evento, nei quali gli astronauti invece ridono insieme a Nixon.


Figura 9.1-2. Gli astronauti ridono insieme a Nixon.



Figura 9.1-3. Un’altra immagine dello stesso evento che mostra gli astronauti con espressioni allegre. Dettaglio della foto S69-21365.


Anche le espressioni degli astronauti di Apollo 12 non sembrano granché “agrodolci”:


Figura 9.1-4. Pete Conrad, Dick Gordon e Alan Bean, equipaggio di Apollo 12, salutano dalla cabina di quarantena dopo il ritorno dalla Luna.


9.1.1. La conferenza stampa al ritorno di Apollo 11


I lunacomplottisti, e anche alcuni semplici dubbiosi, citano spesso la conferenza stampa tenuta dagli astronauti di Apollo 11 dopo il ritorno dalla Luna, lamentando che i loro volti appaiono tesi e che Armstrong, Aldrin e Collins sembrano a disagio e scandiscono le parole con una lentezza e una piattezza insolite, quasi come se lo facessero controvoglia. Questo, secondo i sostenitori delle teorie di messinscena, sarebbe sintomo che stavano mentendo.

In realtà, se si guarda l’intera conferenza (Figura 9.1-5) e non solo i suoi primi minuti, ci si accorge che man mano i tre astronauti si rilassano e si mettono più a proprio agio. Ci sono vari momenti nei quali gli astronauti fanno o dicono qualcosa che fa ridere i giornalisti presenti e a loro volta sorridono divertiti. Un esempio:

Giornalista: C’è mai stato un momento, sulla Luna, nel quale uno di voi è stato un po’ travolto dalla meraviglia di quello che stava succedendo?

Neil Armstrong: Circa due ore e mezza.

La loro escursione sulla superficie lunare era durata appunto due ore e mezza.

Figura 9.1-5. La ripresa integrale della conferenza stampa di Apollo 11.


A parte questo, bisogna considerare il contesto. Questi astronauti erano piloti collaudatori, poco abituati a stare sotto i riflettori; erano stati addestrati, come tutti i piloti quando devono riferire la propria missione, a parlare in modo chiaro e tecnicamente preciso, misurando bene le parole; ed erano stanchi non solo per il viaggio sulla Luna ma anche per la successiva quarantena e per il frenetico tour mondiale in visita a re e presidenti che avevano appena concluso.

Ma soprattutto nel guardare con gli occhi di oggi quella conferenza stampa del 1969 ci si dimentica facilmente che all’epoca non si nasceva con Youtube e una webcam o un telefonino in mano, per cui chi non era attore o presentatore non aveva la comune scioltezza odierna di fronte a un pubblico o a una selva di telecamere e cineprese.

Inoltre si trascura un altro dettaglio pratico: nel 1969 i registratori tascabili erano rarissimi, per cui i giornalisti dovevano trascrivere a mano o stenografare quello che dicevano gli astronauti: la registrazione ufficiale sarebbe stata resa disponibile soltanto dopo averla duplicata, e questo avrebbe richiesto ore con i sistemi analogici di allora, mentre i giornalisti dovevano andare in stampa il più presto possibile. Gli astronauti, quindi, scandirono lentamente le proprie parole per consentire a tutti di trascriverle correttamente e anche per soppesarle attentamente, visto che erano consapevoli dell’enorme importanza storica e della delicatezza anche politica di ogni parola che pronunciavano come primi esseri umani di ritorno dalla Luna.

Conoscendo i lunacomplottisti, se Armstrong, Aldrin e Collins fossero stati allegri, sciolti e spiritosi, probabilmente insinuerebbero che questo dimostra che erano attori.


9.1.2. Apparizioni nei media


Chi afferma che gli astronauti lunari erano schivi e riluttanti ad apparire in pubblico probabilmente non considera o non conosce i vari Goodwill Tour, ossia i tour mondiali che fecero dopo le proprie missioni. L’equipaggio di Apollo 11, per esempio, visitò 23 paesi in 37 giorni, e fu visto da circa 100 milioni di persone.

Va inoltre sottolineato che per decenni gli astronauti Apollo hanno partecipato (e tuttora partecipano) a conferenze ed eventi divulgativi, oltre che a vari film, e hanno inoltre scritto le proprie biografie, spesso molto schiette. Si sono dimostrati tutt’altro che tristi o schivi dopo le loro missioni e promuovono l’esplorazione dello spazio in vari modi piuttosto vivaci e talvolta anche non ortodossi.

Per fare qualche esempio, Buzz Aldrin è stato ospite del Festival di Sanremo nel 1999, al quale partecipò separatamente anche Neil Armstrong; ha inciso un rap con Snoop Dogg (Rocket Experience, 2009) e ha partecipato alla versione americana di Ballando con le stelle (2010), a telefilm come 30 Rock (2010), Numb3rs (2006) e Big Bang Theory (2012); ha anche interpretato un ruolo nel film Transformers 3 (2011). Nella sua autobiografia Magnificent Desolation ha anche raccontato senza pudori come ha superato alcolismo e depressione.

Figura 9.1f. L’astronauta Buzz Aldrin incide un rap con Snoop Dogg (2009).


Anche Jim Lovell (Apollo 8, Apollo 13) ha fatto alcune apparizioni cinematografiche, per esempio interpretando se stesso nel film L’uomo che cadde sulla Terra (The Man Who Fell to Earth), di Nicolas Roeg (1976), accanto a David Bowie, e comparendo come capitano della nave che recupera gli astronauti nel film Apollo 13 di Ron Howard (1995).


Figura 9.1g. L’astronauta Jim Lovell con David Bowie sul set de L’uomo che cadde sulla Terra (1976).


Figura 9.1h. Jim Lovell, di spalle, in uniforme da capitano della marina statunitense, si congratula con l’attore Tom Hanks (che interpreta Lovell) nel finale del film Apollo 13 (1995).


Le apparizioni televisive di Neil Armstrong furono numerose, tanto da richiedere una sezione separata di questo libro.

Una menzione particolare va fatta, inoltre, per Alan Bean, Pete Conrad e Richard Gordon, il cui video Apollo 12 Uncensored è una carrellata di aneddoti e battute che non sembrano certo indicare sensi di colpa o imbarazzi.


Figura 9.1i. Apollo 12 Uncensored, 45 minuti di racconto della missione Apollo 12 senza peli sulla lingua, mostra quanto gli astronauti lunari si siano divertiti ed emozionati. A 24:26 viene raccontata la burla delle foto di Playboy portate sulla Luna; a 26:00 si parla dello scherzo (fallito) del timer per l’autoscatto.


Questa tesi lunacomplottista è forse una delle più emblematiche: mostra molto chiaramente i sintomi di una visione del mondo nella quale ogni cosa, persino una comune e normale espressione seria, è interpretata come prova dell’esistenza della colossale cospirazione.