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8.8 Ma le piogge di meteoroidi non avrebbero dovuto crivellare veicoli e astronauti?

IN BREVE: No. I meteoroidi capaci di far danni sono in realtà incredibilmente rari. Le tute e i veicoli spaziali avevano strati protettivi in grado di assorbire l’impatto dei frammenti minuscoli che costituiscono la stragrande maggioranza dei meteoroidi. Contro i frammenti più grandi si è difesi solo dalle scarsissime probabilità di essere centrati, ma il rischio è accettabile, come dimostrato dal fatto che i satelliti, le sonde spaziali e la Stazione Spaziale Internazionale non vengono crivellati continuamente.


IN DETTAGLIO: La Luna è butterata di crateri a causa della continua caduta di meteoroidi: frammenti rocciosi o metallici che si muovono nello spazio a velocità elevatissima (anche più di 80.000 chilometri l’ora) e che spesso vengono chiamati impropriamente meteore.

In astronomia, in realtà, una meteora è la scia che si forma quando un meteoroide attraversa un’atmosfera di un pianeta o di una luna e un meteorite è l’eventuale residuo del meteoroide che arriva al suolo.

Guardando la Luna è comprensibile che qualcuno si possa chiedere come sarebbe stato possibile, gli astronauti lunari, schivare questi veri e propri proiettili spaziali che potevano colpirli con risultati letali in qualunque momento. La risposta è molto semplice: contarono sulla probabilità.

Le piogge di meteoroidi non sono affatto così fitte e dense come racconta certa fantascienza poco rigorosa. Se lo fossero, crivellerebbero anche i satelliti per telecomunicazioni, la Stazione Spaziale Internazionale e le sonde automatiche che stanno esplorando lo spazio profondo, in alcuni casi da decenni.

La Figura 8.8-1 mostra un foro, prodotto da un meteoroide o da un frammento di veicolo spaziale, nei grandi pannelli solari della Stazione. È uno dei pochissimi fori da impatto osservati in questo avamposto spaziale, nonostante il fatto che all’epoca della foto orbitasse intorno alla Terra già da ben 14 anni. Secondo le stime della NASA, questo foro misura circa 6 millimetri di diametro e probabilmente è stato causato da un impatto ad altissima velocità con un oggetto di 1 o 2 millimetri di diametro. Si stima che oggetti di queste dimensioni colpiscano in qualche punto la grandissima superficie esposta all’incirca una volta ogni sei mesi. Impatti con oggetti più grandi sono ancora più rari.

La Stazione, oltretutto, si trova in una regione dello spazio nella quale ci sono non solo i meteoroidi naturali ma anche i detriti spaziali prodotti da decenni di lanci di satelliti. Nello spazio profondo e intorno alla Luna questi detriti non ci sono.

Figura 8.8-1. Il puntino bianco è un raro foro da impatto negli enormi pannelli solari della Stazione Spaziale Internazionale. Credit: Chris Hadfield, 2013.


Inoltre la stragrande maggioranza dei meteoroidi è letteralmente microscopica. Ha una velocità altissima ma una massa trascurabile, per cui se colpisce un astronauta viene semplicemente fermata in superficie. Le tute spaziali degli astronauti lunari e di quelli odierni hanno uno strato esterno pensato proprio per questo scopo: è uno dei motivi per cui sono così voluminose.

Invece i meteoroidi di dimensioni non microscopiche sono molto rari: è vero che la superficie lunare è stracolma dei loro crateri d’impatto, ma li ha accumulati nel corso di milioni di anni.

Di conseguenza, sia gli astronauti Apollo sia i veicoli lunari (compresi per esempio i Lunokhod russi) avevano scarsissime probabilità di essere centrati da un oggetto celeste di dimensioni significative. Lo stesso vale per i più recenti veicoli cinesi Chang’e e Yutu.