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8.7 Come mai i volti degli astronauti esposti al sole nello spazio non si ustionavano?

IN BREVE: No. La radiazione solare sulla Luna è la stessa che ricevono gli astronauti quando lavorano all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale, eppure non li si vede rientrare ustionati, perché anche la parte trasparente del casco, oltre alla visiera dorata riflettente, filtra e blocca i raggi ultravioletti che causano le ustioni solari.


IN DETTAGLIO: Secondo i complottisti lunari, sulla Luna i raggi solari non filtrati dall’atmosfera avrebbero dovuto ustionare il volto degli astronauti, eppure ci sono foto e filmati in cui girano tranquillamente con la visiera protettiva alzata (Figure 8.7a-d) nonostante le radiazioni solari siano “poderose” e “milioni di volte più forti di quelle che noi riceviamo, filtrate dall’atmosfera, sulla Terra”.

Figura 8.7-1. Dettaglio di un fotogramma tratto dalle riprese televisive della missione Apollo 17: Harrison Schmitt ha il volto al sole, con la visiera riflettente alzata.


Figura 8.7-2. La diretta TV di Apollo 17 dalla quale è tratta la Figura 8.7-1.



Figura 8.7-3. La Stampa del 14 dicembre 1972 mostra l’immagine di Schmitt. Dall’archivio personale di Gianluca Atti.


Figura 8.7-4. Dettaglio di un fotogramma delle riprese cinematografiche della missione Apollo 11: Buzz Aldrin ha il volto in pieno sole. Si nota lo “Snoopy cap”, il cappuccio bianco e nero che reggeva cuffie e microfoni della radio della tuta.


Così afferma, perlomeno, il già citato Massimo Mazzucco, responsabile del sito Luogocomune.net, sostenitore di varie tesi di cospirazione, senza però fornire alcun documento tecnico a supporto di quello che dice e aggiungendo che per quanto possa essere filtrante il materiale trasparente del casco,

“non è certo pensabile di poter passare più di un paio di secondi alla diretta luce del sole, senza friggere come cotechini. Al di là della radiazioni cosmiche, infatti, la superficie lunare raggiunge al sole delle temperature medie fra i cento e i duecento gradi centigradi, mentre all’ombra le temperature si abbattono drasticamente sotto i meno-cento [sic] gradi centigradi.”*

* Massimo Mazzucco, Luogocomune.net (copia conservata su Archive.is). Va detto che il cotechino non si frigge, si fa bollire.


“Friggere come cotechini” è un’espressione indubbiamente colorita che rimane impressa, ma è contraddetta dal semplice fatto che anche gli astronauti che lavorano oggi all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale non beneficiano dell’effetto filtrante dell’atmosfera terrestre e quindi sono esposti alle stesse “poderose” radiazioni solari dei loro colleghi lunari, eppure non si ustionano il viso né friggono come cotechini. Lo stesso vale per gli astronauti e cosmonauti che hanno lavorato all’esterno dello Shuttle o della stazione spaziale russa Mir. Lo si nota, per esempio, nelle Figure da 8.7-5 a 8.7-8.


Figura 8.7-5. Jerry L. Ross lavora all’esterno dello Shuttle Atlantis (1991). Dettaglio della foto NASA STS037-18-032.


Figura 8.7-6. Mike Good all’esterno dello Shuttle Atlantis, in pieno sole. Foto NASA ISS023E047863.


Figura 8.7-7. Akihiko Hoshide lavora alla Stazione Spaziale Internazionale, 5 settembre 2012. Ha il viso esposto al sole. Fonte NASA/Space.com.


Figura 8.7-8. Alexander Gerst all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale, con la visiera riflettente alzata. Fonte: ESA/Instagram.


Inoltre le temperature del suolo non c’entrano nulla con le ustioni o scottature solari, come ben sa chi si scotta in montagna benché ci siano neve e ghiaccio per terra. Le ustioni sono prodotte dai raggi ultravioletti presenti nella luce solare diretta o riflessa, non dal calore.

I fatti tecnici spiegano come stanno le cose realmente: il casco trasparente pressurizzato (pressure helmet) che circondava la testa dell’astronauta lunare, sotto il casco esterno, era fatto di Lexan, un materiale estremamente resistente e soprattutto altamente opaco ai raggi ultravioletti.

In pratica, gli astronauti sulla Luna non si ustionarono per lo stesso motivo per il quale non ci si abbronza stando in auto se non si abbassano i finestrini: il materiale trasparente lascia passare la luce visibile ma blocca i raggi ultravioletti.

Durante le escursioni lunari e le passeggiate spaziali, gli astronauti indossano sopra il casco pressurizzato un ulteriore casco protettivo dotato di due visiere: una più interna, che filtra ulteriormente i raggi ultravioletti e quelli infrarossi, e una esterna (quella dorata), che filtra la luce visibile (come gli occhiali da sole a specchio) per ridurre l’abbagliamento e fornisce una barriera aggiuntiva a raggi ultravioletti e infrarossi.*

* Biomedical Results of Apollo, sezione 6, capitolo 6, Pressure Helmet Assembly.


Gli astronauti alzano la visiera dorata quando si trovano in ombra o penombra e a volte non la riabbassano quando tornano al sole, ma restano comunque protetti contro le scottature. Al massimo rischiano di essere abbagliati dalla luce intensa.