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8.4 Ma le radiazioni dello spazio profondo non avrebbero ucciso gli astronauti?

IN BREVE: No. Le radiazioni normalmente presenti nello spazio fra la Terra e la Luna sono paragonabili a quelle ricevute dagli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale, che restano nello spazio anche per undici mesi di seguito.


IN DETTAGLIO: Alcuni lunacomplottisti argomentano che gli astronauti Apollo rimasero fino a dodici giorni al di fuori del campo magnetico terrestre, che protegge dalle radiazioni letali presenti nello spazio: questo, dicono, avrebbe dovuto ucciderli.

In realtà, come spiega Eugene N. Parker, professore emerito di fisica alla University of Chicago e membro della National Academy of Sciences,* non è tanto il campo magnetico a proteggerci da queste radiazioni quanto l’atmosfera, il cui volume le smorza in grandissima parte. La dose annua di radiazioni cosmiche assorbita da chi vive a livello del mare (circa 0,03 rem, a seconda dell’altitudine) equivale a un paio di radiografie al petto.

* Missione impossibile?, Eugene N. Parker, in Le Scienze, luglio 2006.


In alta montagna, a 3000 metri di quota, la dose è 0,08-0,12 rem/anno e a 12.000 metri (la quota di volo di un aereo di linea) è di 2,8 rem/anno. Nello spazio interplanetario sale a 13-25 rem/anno; sulla Luna scende a 7-12, mentre in orbita terrestre bassa, come quella della Stazione Spaziale Internazionale, è pari a 10 rem/anno.

In altre parole, le dosi di radiazioni alle quali furono esposti i veicoli Apollo e gli astronauti durante le missioni lunari, oltre le fasce di Van Allen, sono paragonabili a quelle che colpiscono la Stazione Spaziale, i cui occupanti oltretutto restano nello spazio abitualmente per sei mesi consecutivi (e in alcuni casi anche più a lungo, fino a undici mesi) senza effetti letali.