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7.1 Se eravamo davvero capaci di andare sulla Luna con la tecnologia degli anni 60, come mai non ci torniamo?

IN BREVE: Perché andare sulla Luna costa tantissimo, è molto pericoloso e oggi nessuno lo vuole fare perché non c’è più la motivazione politica che giustificò il rischio di vite umane e la grande spesa negli anni Sessanta. La Guerra Fredda non c’è più, l’Unione Sovietica neppure e sulla Luna ci siamo già andati, per cui le ragioni per rischiare equipaggi sono davvero scarse. E la tecnologia degli anni Sessanta non era primitiva: includeva persino cose che oggi non abbiamo più, come gli aerei di linea supersonici.


IN DETTAGLIO: Se davvero era possibile andare sulla Luna con la tecnologia degli anni Sessanta, perché non ci torniamo? Alcuni lunacomplottisti insinuano, con questa domanda, che andare sulla Luna adesso rivelerebbe che non ci siamo mai andati; altri rincarano la dose dicendo che ancor oggi è tecnicamente impossibile farlo, figuriamoci se lo era quarant’anni fa. Ma ci sono anche persone semplicemente dubbiose che si chiedono perché non si ripete l’impresa con i mezzi ben più moderni di oggi.

La risposta è semplice: portare degli astronauti sulla Luna è molto difficile, costa moltissimo ed è estremamente pericoloso, e non c’è più nessuna motivazione politica per spendere fiumi di denaro e rischiare vite umane in questo modo.

All’epoca c’era da battere il regime sovietico ed era imperativo riconquistare il prestigio politico e tecnologico degli Stati Uniti: oggi no. Negli anni Sessanta i politici finanziarono il programma lunare con circa 170 miliardi di dollari di oggi e le vite degli astronauti furono considerate sacrificabili per la patria, per cui furono fatti molti compromessi tecnici che aumentarono le possibilità di fallimento. Per esempio:

  • La missione Apollo 12 fu lanciata durante un temporale, finendo per essere colpita da due fulmini che quasi costarono la vita all’equipaggio (Figura 7.1a). Oggi un rischio del genere sarebbe inconcepibile: col maltempo non si lanciano neanche i veicoli spaziali senza equipaggio.
  • Il modulo lunare aveva un solo motore per la discesa e un solo propulsore per la risalita dalla Luna, e anche il modulo di comando e servizio doveva contare su un singolo motore: se fallivano, gli astronauti erano spacciati.
  • Le manovre più delicate di rendez-vous dovevano essere effettuate intorno alla Luna, anziché vicino alla Terra, per ridurre il peso del veicolo: ma in questo modo se l’incontro del modulo lunare con il modulo di comando e servizio falliva, non c’era un secondo tentativo e non c’erano possibilità di soccorso.


Figura 7.1a. Un fulmine colpisce la rampa di lancio di Apollo 12 al decollo. Foto NASA S69-60068.


Ogni missione ebbe la propria generosa dose di guasti e crisi sfiorate. Apollo 13 subì addirittura lo scoppio di un serbatoio d’ossigeno che obbligò a interrompere la missione: se l’incidente fosse avvenuto durante il ritorno dalla Luna, anziché all’andata quando le provviste di bordo erano al massimo e il modulo lunare era ancora disponibile come scialuppa, l’esito sarebbe stato inesorabilmente mortale. Gli astronauti Apollo furono molto fortunati durante i loro voli spaziali.

A tutto questo bisogna aggiungere che da anni i fondi a disposizione della NASA sono quasi dimezzati rispetto ai tempi delle missioni lunari. In dollari rivalutati al 2010, il totale dei budget NASA nel periodo 1963-1969 fu 209,2 miliardi; nel periodo 2003-2009 è stato pari a 113,1 miliardi. Inoltre i requisiti di sicurezza odierni sono molto più severi e la perdita di un equipaggio è politicamente assai meno accettabile, e questo fa aumentare i costi e rallenta lo sviluppo dei veicoli in grado di trasportare astronauti.

La corsa per superare i sovietici è finita da un pezzo, per cui oggi si effettuano missioni di scienza anziché di prestigio, meno costose e rischiose, usando sonde automatiche che hanno riportato grandissimi successi scientifici in tutto il sistema solare e limitando i voli spaziali umani a permanenze in orbita terrestre, per esempio per visitare la Stazione Spaziale Internazionale.

Inoltre non c’è, al momento, nessuna motivazione tecnica o scientifica sufficiente a giustificare il costo e il rischio di un ritorno alla Luna con astronauti, e per gli Stati Uniti si tratterebbe di rifare qualcosa che è già stato fatto.

Se sembra assurdo che in passato sia stato possibile compiere un viaggio che oggi nessuno è in grado di ripetere, si possono considerare altri esempi di imprese che poi non furono più ripetute per decenni.

  • I primi uomini a riuscire nell’impresa di raggiungere il Polo Sud geografico furono Roald Amundsen e la sua squadra, il 14 dicembre 1911, seguiti 34 giorni dopo da Robert Scott e dai suoi uomini, che perirono durante il viaggio di ritorno. Poi più nessuno vi mise piede per ben 45 anni, fino al 31 ottobre 1956, quando l’ammiraglio della Marina degli Stati Uniti George J. Dufek vi atterrò con un aereo.
  • Il fondo della Fossa delle Marianne, il punto più profondo di tutti gli oceani della Terra, a quasi 11 chilometri sotto il livello del mare, fu raggiunto per la prima volta il 23 gennaio 1960 da Don Walsh e Jacques Piccard a bordo del batiscafo Trieste. Dovettero passare 52 anni prima che qualcuno vi tornasse: lo fece il regista James Cameron il 25 marzo 2012, con il Deepsea Challenger.
  • Il 16 agosto 1960 l’aviatore militare statunitense Joseph Kittinger fu il primo essere umano a lanciarsi con un paracadute dalla stratosfera (circa 31,3 km di quota) nell’ambito del progetto militare Excelsior; il suo record rimase imbattuto fino al 14 ottobre 2012, 52 anni più tardi, quando l’austriaco Felix Baumgartner si lanciò da 39 km.

Anche l’apparente controsenso di una tecnologia del passato superiore a quella odierna è spiegato da esempi analoghi al di fuori delle missioni lunari.
  • Negli anni Sessanta del secolo scorso esistevano gli aerei di linea supersonici (il Concorde, mostrato in Figura 7.1b, e il Tupolev Tu-144); oggi non ci sono più.
  • Fino al luglio del 2011 esisteva un veicolo spaziale in grado di portare in orbita terrestre sette astronauti e venti tonnellate di carico e atterrare su una pista come un aliante (lo Space Shuttle); oggi non c’è più e si torna alle capsule spaziali Soyuz, che atterrano appese a paracadute portando al massimo tre astronauti. Anche i futuri veicoli Orion e Crew Dragon resteranno fedeli a questa configurazione, limitandosi ad aumentare il numero di astronauti trasportabili.


Figura 7.1b. Il volo di debutto dell’aereo di linea supersonico anglo-francese Concorde il 2 marzo 1969. Credit: By André Cros - This photograph is part of the Fonds André Cros, preserved by the city archives of Toulouse, CC BY-SA 4.0, Fonte.


Le ragioni di questi passi indietro sono le stesse del progetto Apollo: tecnologie troppo delicate, costi non più sostenibili e livelli di rischio non più accettabili.

Coloro che sostengono che negli anni Sessanta del secolo scorso la tecnologia non fosse sufficientemente sofisticata da consentire di andare sulla Luna probabilmente non conoscono bene quest’epoca: per esempio, la Figura 7.1c non è una scena da un film di fantascienza, ma è una fotografia di un prototipo di bombardiere strategico statunitense, l’XB-70, capace di volare a tre volte la velocità del suono sfruttando la propria onda d’urto, incanalata sotto le ali, per generare portanza. Era già in volo cinque anni prima del primo allunaggio.

Figura 7.1c. Il primo esemplare dell’XB-70 Valkyrie. Questo aereo volava nel 1964. Fonte: Ron Eisele.