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5.6 Come mai le ombre nelle foto lunari non sono parallele?

IN BREVE: Perché non devono esserlo. Nelle fotografie interviene la prospettiva, che fa sembrare che convergano, ma in realtà sono parallele, come avviene per esempio per i binari del treno. Anche il terreno irregolare può deviare le ombre e creare un effetto ancora più marcato.


IN DETTAGLIO: Tracciando le direzioni delle ombre in molte fotografie lunari si scopre che non sono parallele. Ma dovrebbero esserlo, dicono i lunacomplottisti, perché l’unica fonte di luce è il Sole, che sta a una distanza enorme e quindi genera ombre parallele.

Bart Sibrel, nel documentario di Fox TV Did We Land on the Moon?, ha affermato che “All’aperto, alla luce del sole, le ombre sono sempre parallele fra loro e quindi non si intersecano mai”. La stessa tesi è stata presentata nel corso del programma Voyager (Raidue, 4 marzo 2009).

Immagine di ombre non parallele sulla Luna, tratta dal documentario di Fox TV Did We Land on the Moon? (2001).


La foto AS14-68-9487 (Apollo 14) usata da Fox TV per creare l’immagine precedente, tagliando l’inquadratura e scurendo drasticamente il cielo e le ombre.


Se le ombre nelle foto lunari hanno direzioni differenti, argomentano i sostenitori della messinscena, vuol dire che c’erano varie fonti di luce, e questo è impossibile sulla Luna. Fonti di luce multiple, dicono, implicano per forza l’uso di un set cinematografico.

Ma se davvero ci fossero state fonti multiple, ogni oggetto avrebbe dovuto proiettare ombre multiple, come avviene per esempio per i calciatori nelle partite notturne. Invece nelle foto lunari ogni oggetto forma una sola ombra.

L’errore di fondo di questa tesi di complotto è che anche sulla Terra le ombre prodotte dal Sole possono sembrare non parallele nelle foto, anche se dal vivo sono parallele, perché nelle immagini entra in gioco la prospettiva. Dipende in gran parte dall’angolazione di ripresa.

Per esempio, la foto seguente mostra delle ombre di alberi al tramonto: la luce del sole proviene da destra.


Elena, mia moglie, funge pazientemente da controfigura d’astronauta. Credit: PA.


Da quest’angolazione le ombre sembrano essere sostanzialmente parallele, come in effetti erano nella realtà quando ho scattato personalmente questa foto.

Ma se l’angolazione di ripresa cambia, come nella foto qui sotto, che ho scattato nello stesso luogo pochi secondi dopo la prima, quelle stesse ombre sembrano convergere fortemente. È soltanto un’illusione ottica, dovuta appunto alla prospettiva.


Le stesse ombre della foto precedente ora convergono. Credit: PA.


Chi sostiene questa tesi delle ombre convergenti, dunque, dimostra non solo di non avere capito il concetto elementare di prospettiva, ma anche di avere uno scarso spirito d’osservazione. Altrimenti si sarebbe reso conto, semplicemente guardandosi intorno, che stava affermando una vera e propria sciocchezza.

Ma la prospettiva non è l’unico effetto che altera la direzione delle ombre nelle foto: c’è anche l’irregolarità del terreno. Nelle foto lunari mancano ovviamente riferimenti familiari come piante, strade o case, e il terreno è molto uniforme, per cui è difficile accorgersi di eventuali rilievi del terreno e si tende a pensare che la superficie sia piatta anche quando non lo è. Questo falsa la percezione.

Per esempio, nel caso specifico della foto AS14-68-9487 mostrata qui sopra, a prima vista le rocce in primo piano sembrano emergere da una superficie pianeggiante, ma in realtà sono su un dosso. Di conseguenza, la loro ombra cade sul pendio di questo dosso e cambia direzione, come dimostrato dal programma Mythbusters proprio partendo da questa foto:


Il fatto che le rocce in primo piano siano su un rialzo e che la superficie della zona sia tutt’altro che livellata diventa perfettamente evidente creando un anaglifo (foto tridimensionale) basato sulle foto AS14-68-9486 e -9487, scattate da punti lievemente differenti. Lo ha fatto Kevin Frank per l’Apollo Lunar Surface Journal:

Le foto AS14-68-9486 e -9487, composte da Kevin Frank in un anaglifo tridimensionale, rivelano che le rocce in primo piano sono su un dosso. Per vedere l’effetto 3D occorre usare occhiali con lenti rosse e blu.