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5.11 Come è possibile che tutte le foto siano perfette?

IN BREVE: In realtà ce ne sono anche molte pessime, ma naturalmente NASA, documentari, libri e giornali di solito preferiscono mostrare quelle migliori e più interessanti.


IN DETTAGLIO: Nel documentario Did We Land on the Moon?, il narratore, Mitch Pileggi, pone in toni drammatici questa domanda: “Se le fotocamere erano così difficili da maneggiare, come fu possibile scattare migliaia di foto nitidissime e perfettamente inquadrate?” e Bill Kaysing rincara la dose: “Le foto che vediamo, quelle che sarebbero state scattate sulla Luna, sono assolutamente perfette!”.

La domanda è abbastanza ragionevole, considerato che al momento del primo allunaggio nessun astronauta aveva mai scattato foto sulla Luna e che le fotocamere avevano esposizione e messa a fuoco completamente manuali, non erano dotate di mirino per inquadrare e gli astronauti non potevano portarle agli occhi per mirare per via del casco della tuta spaziale.

La risposta è che in realtà non è affatto vero che tutte le foto delle missioni Apollo sono “nitidissime e perfettamente inquadrate”: semplicemente la NASA e i media pubblicarono soltanto quelle buone, come avviene in qualunque reportage fotografico. Infatti negli archivi integrali dell’agenzia spaziale ci sono tante foto lunari sottoesposte, sovraesposte, mosse, sfocate e mal inquadrate: non vengono mostrate quasi mai, proprio perché sono brutte, però ci sono. Ecco alcuni esempi:


Figura 5.11-1. Serie di foto sovraesposte dalla missione Apollo 17.



Figura 5.11-2. Foto AS12-47-7009 (Apollo 12). Scatto probabilmente non intenzionale. In basso a sinistra si scorge una porzione di un casco di una tuta spaziale.


I rullini completi di tutte le missioni Apollo sono visionabili ad altissima risoluzione per esempio presso il sito del Lunar and Planetary Institute o presso Asu.edu e contengono intere sequenze di scatti riusciti male.


C’è mancato poco che anche la famosissima foto frontale fatta da Armstrong ad Aldrin (AS11-40-5903) fosse un fiasco. Se si osserva bene questa foto, si nota che Armstrong non ha decapitato fotograficamente Aldrin per un pelo: infatti manca l’antenna radio che dovrebbe ergersi dalla sommità dello zaino ed è invece mozzata dall’inquadratura (se ne scorge solo la radice). Manca anche una porzione dello zaino stesso, e la foto è storta. Spesso quest’immagine viene pubblicata aggiungendo una fetta di cielo nero finto per poterla raddrizzare e correggere.


Figura 5.11-3. Dettaglio della porzione superiore della foto AS11-40-5903.


Altro che “assolutamente perfette”, insomma. Quando le foto venivano distribuite soltanto mediante la stampa, non si sprecava spazio e denaro pubblicando quelle venute male e si dava la priorità a quelle riuscite. Probabilmente è per questo che molte persone hanno avuto quest’impressione di perfezione assoluta. Oggi, invece, le immagini possono essere disseminate a costo zero via Internet, e quindi sono tutte disponibili per la consultazione.

La foto AS11-40-5894 (Apollo 11) è un caso particolarmente infelice di queste foto lunari mal riuscite: infatti nell’angolo in basso a sinistra include la sagoma di un astronauta. La cronologia della missione ha permesso di identificarlo: se fosse stata esposta correttamente, questa fotografia sarebbe l’unico ritratto frontale esistente di Neil Armstrong sulla superficie lunare.


Figura 5.11-4. Foto AS11-40-5894. Immagine sottoesposta del modulo lunare sulla Luna.


L’elaborazione digitale consente di recuperare parte dei dettagli perduti, come mostrato qui sotto, e di notare che probabilmente Armstrong aveva la visiera riflettente alzata. Questa foto, insomma, ci mostrerebbe il volto del primo uomo sulla Luna.


Figura 5.11-5. Elaborazione della foto AS11-40-5894 per evidenziare Neil Armstrong.


Chi volesse cimentarsi in un tentativo di recupero di questa immagine può usare la scansione della pellicola originale in formato TIFF (189 MB) presente su Asu.edu.

Nonostante questi errori, gli astronauti riuscirono comunque a riportare sulla Terra un buon numero di foto ottime. Come ci riuscirono al primo tentativo?

Per prima cosa, va chiarito che le loro non furono le prime foto scattate sulla superficie della Luna: varie sonde automatiche lo avevano già fatto. Le condizioni di luce sulla superficie lunare erano quindi note da tempo e le impostazioni corrette della fotocamere furono calcolate prima della partenza. Insomma, la luce dell’ambiente lunare è nota e non ci sono nubi o foschie che possano alterarla.

Gli astronauti erano stati addestrati a fare foto ed erano abituati a comporre le proprie inquadrature semplicemente mirando lungo l’asse longitudinale della fotocamera, senza usare un mirino. Le fotocamere lunari erano quasi sempre dotate di obiettivi grandangolari, le cui inquadrature molto larghe rendevano sufficiente una mira alla buona in direzione del soggetto.

Infine, l’intensa illuminazione diurna dell’ambiente lunare riduceva i problemi di sfocatura: come i fotografi ben sanno, una luce intensa permette di chiudere maggiormente il diaframma dell’obiettivo, producendo una grande profondità di campo, ossia un ampio intervallo di distanze tutte contemporaneamente a fuoco, che riduce la necessità di effettuare una messa a fuoco precisa per ogni scatto.