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5.11 Come è possibile che tutte le foto siano perfette?

IN BREVE: In realtà ce ne sono anche molte pessime, ma naturalmente NASA, documentari, libri e giornali preferiscono mostrare quelle migliori e più interessanti.


IN DETTAGLIO: Bill Kaysing, nel documentario Did We Land on the Moon?, si chiede come fu possibile scattare migliaia di foto nitidissime e perfettamente inquadrate, visto che le fotocamere erano così difficili da usare: gli astronauti dovevano regolare a mano l’esposizione e la messa a fuoco, non potevano portare la macchina fotografica agli occhi per mirare e nessuno, prima di loro, aveva mai scattato foto sul suolo lunare.

In realtà non è affatto vero che tutte le foto sono perfette: semplicemente la NASA e i media pubblicarono soltanto quelle buone, come avviene in qualunque reportage fotografico. Ma negli archivi integrali dell’agenzia spaziale ci sono tante foto lunari sottoesposte, sovraesposte, mosse, sfocate e mal inquadrate: non vengono mostrate quasi mai, proprio perché sono brutte, però ci sono. Ecco alcuni esempi:


Serie di foto sovraesposte dalla missione Apollo 17.



Foto AS12-47-7009 (Apollo 12). Scatto probabilmente non intenzionale. In basso a sinistra si scorge una porzione di un casco di una tuta spaziale.



Foto AS11-40-5894. Immagine sottoesposta del modulo lunare sulla Luna.


La foto AS11-40-5894 (Apollo 11) è un caso particolarmente infelice di foto lunare mal riuscita: infatti nell’angolo in basso a sinistra si scorge la sagoma di un astronauta. La cronologia della missione ha permesso di identificarlo: se fosse stata esposta correttamente, questa fotografia sarebbe una delle pochissime immagini di Neil Armstrong sulla superficie lunare, oltretutto probabilmente con la visiera alzata. Sarebbe un ritratto perfetto del primo uomo sulla Luna.

Chi volesse cimentarsi in un tentativo di recupero di questa immagine può usare la scansione della pellicola originale in formato TIFF (189 MB) presente su Asu.edu.



Elaborazione della foto AS11-40-5894 per evidenziare Neil Armstrong.


Quando le foto venivano distribuite soltanto mediante la stampa, non si sprecava spazio e denaro pubblicando quelle venute male e si dava la priorità a quelle riuscite. Oggi, invece, le immagini possono essere disseminate a costo zero via Internet, e quindi sono tutte disponibili per la consultazione.

I rullini completi di tutte le missioni Apollo sono visionabili ad altissima risoluzione per esempio presso il sito del Lunar and Planetary Institute o presso Asu.edu e contengono intere sequenze di scatti riusciti male.

Inoltre le fotocamere lunari erano quasi sempre dotate di obiettivi grandangolari, equivalenti a obiettivi da 24 mm di una fotocamera tradizionale, le cui inquadrature molto larghe rendevano sufficiente una mira alla buona in direzione del soggetto.

Questo salvò molti scatti che altrimenti sarebbero stati un fiasco, come la famosa “foto del turista” fatta da Armstrong ad Aldrin (AS11-40-5903), in cui per un pelo il soggetto non viene decapitato. In effetti, se si osserva bene questa foto, si nota che manca l’antenna radio che dovrebbe ergersi dalla sommità dello zaino ed è invece mozzata dall’inquadratura (se ne scorge solo la radice). Manca anche una porzione dello zaino stesso.


Dettaglio della porzione superiore della foto AS11-40-5903.


Gli astronauti erano addestrati a stimare esposizione e messa a fuoco con l’ausilio di guide precalcolate dagli esperti, come facevano da sempre i fotografi prima degli automatismi e quando non c’era tempo di usare un esposimetro. Le condizioni al suolo erano deducibili in anticipo, perché la luce sulla Luna è nota e non ci sono nubi o foschie che possano alterarla.

Infine, l’intensa illuminazione diurna dell’ambiente lunare riduce i problemi di sfocatura: come i fotografi ben sanno, una luce intensa permette di chiudere maggiormente il diaframma dell’obiettivo, producendo una grande profondità di campo, ossia un ampio intervallo di distanze tutte contemporaneamente a fuoco, che riduce la necessità di effettuare una messa a fuoco precisa per ogni scatto.