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4.4 Quattro tesi fondamentali

Il cospirazionismo lunare non è omogeneo: è un insieme variegato di tesi. Una delle caratteristiche che lo contraddistingue, come capita spesso nel mondo bizzarro delle tesi di complotto su vari eventi, è che mentre esiste una sola versione “ufficiale”, per così dire, delle missioni lunari, coerente e ben documentata, esistono almeno quattro tesi di complotto principali che si contraddicono a vicenda.

Può essere quindi molto istruttivo, e in alcuni casi ricreativo, evitare di contrapporre “credenti” e “scettici”, come avviene di solito, e mettere invece a confronto due fazioni di lunacomplottisti che sostengono versioni differenti e incompatibili degli eventi.

Questa suddivisione delle tesi di complotto lunare è importante anche per un altro motivo: ne mette in luce le contraddizioni ed evidenzia il fatto che molti lunacomplottisti non hanno pensato alle implicazioni delle proprie tesi predilette e quindi si trovano a fare affermazioni che si negano a vicenda, come vedremo tra poco.


4.4.1 Non ci siamo mai andati


Secondo gli aderenti a questa tesi, la NASA non disponeva della tecnologia per missioni così sofisticate e le radiazioni delle fasce di Van Allen intorno alla Terra sono ancor oggi un ostacolo letale insormontabile per un equipaggio che si allontani troppo dal nostro pianeta.

Sarebbe stato necessario, pertanto, falsificare tutti i voli con equipaggio verso la Luna, comprese quindi le missioni Apollo 8, 10 e 13, che ufficialmente orbitarono intorno alla Luna senza atterrarvi.

Tutte le immagini, le riprese TV e cinematografiche, le trasmissioni radio e la telemetria degli astronauti sulla Luna e intorno alla Luna sarebbero quindi dei falsi prodotti con gli effetti speciali su un set e mediante operazioni segrete dai tecnici della NASA. Le missioni da falsificare in questo scenario sarebbero state quindi ben nove: sei allunaggi e tre circumnavigazioni lunari.

Una possibile configurazione del presunto set lunare. Vignetta di Moise.


Per chi sostiene questa versione degli eventi, la NASA avrebbe fallito nell’impresa complicatissima di simulare perfettamente ogni dettaglio delle missioni: l’occhio attento dei lunacomplottisti si sarebbe accorto subito di molte anomalie nelle immagini e di impossibilità scientifiche, che il governo americano cercò e cerca tuttora di mettere a tacere.


4.4.2 Ci siamo andati, ma il primo sbarco fu falsificato


C’è chi dice che soltanto il primo allunaggio (Apollo 11) fu falsificato, perché i veicoli non erano ancora pronti e collaudati, ma tutte le missioni precedenti e successive furono effettuate davvero.

Missioni autentiche e fasulle. Vignetta di Moise.


Questa tesi tenta di spiegare, per esempio, la differenza qualitativa fra la sgranata diretta TV in bianco e nero del primo sbarco e quelle nitide e a colori di tutte le missioni successive e fra le fotografie di Apollo 11 e quelle delle missioni che seguirono, l’uso di tute spaziali diverse e la durata assai più lunga delle escursioni: una sola uscita di due ore e mezza per Apollo 11 contro due di quasi quattro ore ciascuna già per la missione Apollo 12.

Anche il fatto che gli astronauti di Apollo 11 rimasero vicinissimi al punto di atterraggio, diversamente da tutte le altre missioni, viene spiegato con la necessità di usare un set cinematografico di dimensioni ridotte.

La finzione iniziale, insomma, sarebbe servita per far credere all’Unione Sovietica che aveva perso la corsa alla Luna e guadagnare tempo per andarci poi davvero.


4.4.3 Ci siamo andati, ma le foto furono falsificate


Secondo questa corrente di pensiero, le missioni lunari furono tutte reali, ma non fu possibile mostrarne al mondo le fotografie perché le pellicole furono velate irrimediabilmente dalle radiazioni cosmiche, si sciolsero per l’eccessivo calore o si congelarono per l’eccessivo freddo, oppure perché le condizioni d’illuminazione così anomale della Luna fecero sbagliare le regolazioni delle fotocamere, ottenendo immagini propagandisticamente inaccettabili.

Illustrazione delle problematiche di liquefazione dei supporti fotografici. Vignetta di Moise.


Sarebbe stato quindi necessario fabbricare con gli effetti speciali una serie di foto politicamente presentabili, come asserisce Bill Kaysing nel suo libro Non siamo mai andati sulla Luna (pag. 54).


4.4.4 Ci siamo andati, ma abbiamo trovato gli alieni


La quarta categoria di cospirazionisti lunari sostiene che forse non tutte le missioni furono reali, ma alla fine andammo sulla Luna, trovandola però già occupata dagli extraterrestri.

Problemi di accoglienza. Vignetta di Moise.


Vi sarebbero fotografie che mostrano UFO nel cielo lunare e registrazioni clandestine che documenterebbero la sorpresa degli astronauti nello scoprire di non essere soli sulla Luna. In sostanza non saremmo più tornati perché gli alieni non ci vogliono fra i piedi.

In alternativa, vi sarebbero state anche delle missioni spaziali segrete, oltre a quelle ufficiali, per andare a recuperare veicoli alieni abbandonati, dai quali la NASA avrebbe carpito i segreti delle tecnologie usate per lo Shuttle e per vari progetti militari tuttora sconosciuti al resto dell’umanità ma sui quali i complottisti sono sorprendentemente informatissimi.


4.4.5 Dicono proprio così


Va messa in chiaro una cosa, prima che a qualcuno venga il dubbio: queste quattro tesi principali non sono invenzioni degli “ufficialisti”, concepite per ridicolizzare i sostenitori della messinscena lunare. Ciascuna è documentata negli scritti, nei video e nei siti Internet dei vari lunacomplottisti. E ce ne sono anche di più bizzarre.

Cosa ancora più importante, i rispettivi sostenitori di ciascuna delle quattro tesi principali affermano di avere prove schiaccianti della propria, che smentiscono quelle concorrenti. Mettersi in disparte e vederli accapigliarsi può essere quindi molto interessante.


4.4.6 Lunacomplottisti di spicco


Numerosi politici, attori, sportivi, cantanti e altri personaggi molto noti sono sostenitori delle tesi di cospirazione intorno agli sbarchi lunari.

Per esempio, l’attrice statunitense Whoopi Goldberg ha sostenuto queste tesi nel programma The View (2009). Lo stesso hanno fatto il giocatore di basket Carl Everett (2000), il comico e conduttore televisivo Joe Rogan (2010), il rapper Mos Def (2008) e la scrittrice Margaret Atwood (Margaret Atwood's 'just wondering' about that silly moon landing hoax, National Post, 23/9/2010; link alternativo).

In Italia è significativo il caso di Carlo Sibilia (Movimento 5 stelle, parlamentare dal 2013 al 2018), che nel 2014 affermò su Twitter “Oggi si festeggia anniversario sbarco sulla #luna. Dopo 43 anni ancora nessuno se la sente di dire che era una farsa...”.



Nel 2018, mentre ricopriva il ruolo di sottosegretario per l’Interno del governo italiano, Sibilia ha ribadito la propria posizione in un’intervista al Corriere della Sera:

Lei una volta affrontò il tema dello sbarco sulla Luna, era serio?
«Uhh, è un tweet di qualche anno fa...».
Dove scriveva che lo sbarco sulla Luna non c’è mai stato...
«È controverso quell’episodio».
In che senso?
«Sono tanti gli episodi controversi. Al Monte dei Paschi di Siena, ad esempio, sono spariti 100 miliardi, c’è un morto di mezzo e non si trova un responsabile».
Ma cosa c’entra con la Luna?
«Come dice Gianna Nannini: “Sei nato nel paese delle mezze verità...”».

Nessuna di queste persone, tuttavia, ha esperienze o competenze nel settore spaziale, e non risulta che vi siano dubbiosi o sostenitori delle tesi di messinscena fra gli astronauti di oggi e fra chi lavora nelle varie agenzie spaziali nazionali, come Roskosmos (Russia), ESA (Europa), ISRO (India) o JAXA (Giappone).