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3.17 Le dimensioni del presunto set

Chi sostiene la tesi della falsificazione in studio deve anche considerare che molte foto furono scattate in sequenza mentre l’astronauta girava lentamente su se stesso, per cui possono essere composte per formare grandi immagini panoramiche come questa, tratta dalla missione Apollo 11:

Figura 3.17a. Composizione di una sequenza di fotografie scattate da Neil Armstrong durante la missione Apollo 11 (AS11-40-5930/31/32/33/34/39/40; Moonpans.com).


Per ottenere lo stesso risultato con gli effetti speciali sarebbe stato necessario allestire un set cinematografico di dimensioni enormi. Inoltre l’ipotetico set avrebbe dovuto ricevere luce ovunque da una singola, potentissima fonte luminosa, per evitare ombre multiple.

Non basta. Nelle missioni dotate dell’auto lunare Rover ci sono riprese realizzate con la cinepresa a bordo che durano decine di minuti senza interruzioni: per esempio, la ripresa a colori denominata Traverse to Station 4 della missione Apollo 16 dura 25 minuti ininterrotti. Le stesse riprese mostrano il paesaggio circostante che scorre tutt’intorno e sotto le ruote del Rover, che sollevano la polvere in archi parabolici che ricadono bruscamente al suolo.

Il set sarebbe stato quindi sottovuoto e avrebbe dovuto avere proporzioni colossali per consentire un tragitto del genere al suo interno. E come sarebbe stato illuminato l’intero percorso usando una sola fonte di luce?

Anche senza ricorrere all’auto lunare, per la quale qualcuno potrebbe ipotizzare sofisticatissimi modellini in scala ridotta, ci sono sequenze come questa, tratta dalle riprese televisive della missione Apollo 16, in cui si vedono degli astronauti (non simulabili con modellini) che camminano allontanandosi continuamente dalla telecamera senza mai arrivare in fondo all’ipotetico set cinematografico.

Figura 3.17b. Video degli astronauti di Apollo 16 che camminano verso un obiettivo lontano.


È importante ricordare che sulla Luna l’assenza d’atmosfera non offusca gli oggetti lontani e falsa la percezione delle distanze e delle dimensioni; inoltre mancano oggetti familiari come alberi o case che diano un riferimento prospettico. Infatti il masso che sembra appena dietro Young e Duke e verso il quale si stanno dirigendo in realtà è un macigno grande come una palazzina di quattro piani (da cui il nome House Rock): è alto 12 metri, misura 16 metri per 20, e secondo il documento Apollo 16 Preliminary Science Report si trova a 220 metri di distanza dalla telecamera, che è montata sul Rover.

È davvero difficile immaginare un set cinematografico segreto, sotto vuoto spinto e perfettamente illuminato, nel quale si possa fare una camminata così lunga.

C’è anche un altro modo per rendersi conto che le foto lunari non furono ottenute in studio usando dei fondali: consultare le fotografie 3D pubblicate dalla NASA. Molte immagini degli sbarchi lunari furono infatti scattate in coppie, sfalsando leggermente ciascuno scatto, e possono quindi essere composte digitalmente per ottenere immagini tridimensionali che rivelano la reale profondità dei luoghi.

Varie raccolte già pronte di queste foto 3D sono disponibili per esempio negli Apollo Anaglyph Albums della NASA e nel libro Luna mai vista di Roberto Beltramini e Luigi Pizzimenti, e possono essere viste usando un paio di occhialini stereoscopici con filtri rossi e blu. In alternativa, chiunque può comporre le coppie di foto personalmente per ottenere stereogrammi da usare per la visione a occhi incrociati o paralleli, senza occhialini.

Figura 3.17c. Dettaglio di una panoramica stereoscopica realizzata da Roberto Beltramini partendo dalle foto della missione Apollo 16. Per vederla in 3D occorrono occhialini con filtri rossi e blu. Fonte: Apollo 16 Image Library.


Per esempio, la seguente foto tridimensionale, realizzata da Erik van Meijgaarden partendo dalle fotografie della missione Apollo 17, mostra in primo piano l’auto elettrica, collocata nel cosiddetto VIP Site, ossia il punto dal quale riprenderà il decollo degli astronauti nel modulo lunare, che si vede sullo sfondo a sinistra.

Figura 3.17d. Anaglifo del “VIP Site” di Apollo 17. Credit: Erik van Meijgaarden.


Osservando quest’immagine con gli appositi occhialini si vede chiaramente che il modulo lunare è molto lontano e che le colline e le montagne sono ancora più distanti. Ottenere un effetto del genere su un set cinematografico negli anni Sessanta sarebbe stato impossibile.