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12.3 Domande da fare ai lunacomplottisti

Ricordatevi che vi ho sconsigliato di intavolare questo genere di dibattito: non prendetevela con me se finirete per litigare con un vostro amico, collega o docente. Non dite che non vi avevo avvisato.


12.3.1 Se avete tempo per una sola domanda


Capita spesso che l’argomento del lunacomplottismo salti fuori in contesti nei quali non c’è modo di avviare una discussione articolata. Se avete soltanto trenta secondi, fate questa domanda.

Il nostro astronauta Umberto Guidoni ha avuto come docenti gli astronauti che sono andati sulla Luna, in particolare Neil Armstrong. Li conosceva personalmente. Se non ha dubbi lui, che è del mestiere, perché dovremmo averli noi? Vuoi dargli del cretino o del colluso? Stai dicendo che sei più intelligente di un astronauta? Sul serio?

Poi andate via o cambiate argomento.


12.3.2 Quali e quante missioni spaziali sarebbero state falsificate?


Furono falsificate tutte quelle lunari? Soltanto la prima (Apollo 11)? O addirittura tutte le missioni spaziali precedenti? E quelle sovietiche? Quelle cinesi? Qualunque cosa risponda, il complottista lunare si metterà nei guai da solo.

Se dice che furono falsificate tutte le missioni lunari, comprese quelle che non atterrarono, allora sta dicendo che furono falsificate nove missioni: non solo i sei allunaggi, ma anche Apollo 8, 10 e 13, che raggiunsero la Luna e vi volarono intorno.

La portata della messinscena di non una, non sei, ma nove intere missioni diventa ridicolmente enorme e il materiale filmato e video e i reperti che sarebbe stato necessario falsificare crescono a dismisura, insieme al numero degli addetti ai lavori perfettamente omertosi per decenni, soprattutto se si considera che tutta questa macchinazione top secret incredibilmente complessa sarebbe stata realizzata dal governo statunitense, che (va detto) non ha una grande reputazione per quanto riguarda custodire segreti e avere successo in imprese complicate.

Se dice che furono falsificate soltanto le missioni con sbarco sulla Luna (da Apollo 11 in poi tranne Apollo 13), allora vuol dire che accetta che quelle senza sbarco furono autentiche. Ma allora accetta come vere le immagini di quelle missioni, che però sbugiardano le asserzioni sulle fotografie, come “mancano le stelle”, “la pellicola si squaglia o si vela nello spazio” e “le ombre sono troppo chiare”, e smentiscono l’idea che fosse tecnologicamente impossibile raggiungere la Luna e che le radiazioni dello spazio profondo avrebbero ucciso gli astronauti, perché le missioni Apollo 8 e 10 furono anch’esse lunari: lasciarono l’orbita terrestre, attraversarono le fasce di Van Allen e circumnavigarono la Luna.

Se dice che fu falsificata soltanto la missione Apollo 11, per evitare figuracce mondiali e rispettare la scadenza stabilita dal presidente Kennedy, ma le successive furono reali, allora deve spiegare perché sarebbe stato necessario falsificare il primo sbarco quando il secondo (che anche secondo lui è autentico), quello dell’Apollo 12, avvenne soltanto quattro mesi più tardi, a novembre del 1969, quindi comunque entro la fine del decennio come chiesto da Kennedy.

E se le missioni successive sono secondo lui autentiche, allora le foto di queste missioni sono utilizzabili come termine di paragone per sbugiardare le tesi di messinscena riguardanti le fotografie.


12.3.3 Qual è la versione complottista degli eventi, in dettaglio? Se ne può avere una descrizione coerente?


Nei decenni trascorsi dagli allunaggi, nessun lunacomplottista c’è riuscito. Tutti quelli che ci hanno provato si sono incagliati nelle contraddizioni della propria versione o si sono lanciati in ipotesi prive di qualunque supporto tecnico o documentale. L’unica versione dei fatti coerente e documentata è quella storica, supportata da innumerevoli conferme tecniche: abbiamo raggiunto la Luna nove volte con degli equipaggi, e sei di queste volte ci siamo anche scesi.

Il lunacomplottista potrebbe ribattere che non è tenuto a fornire una versione alternativa completa e gli basta dimostrare che la versione “ufficiale” è falsa. A parte il fatto che in tutti questi decenni i cospirazionisti non sono riusciti neanche a far questo, presentando almeno una prova inoppugnabile, le tesi di complotto asseriscono che sia accaduta una serie alternativa di eventi. Allora chiedete al lunacomplottista di presentare questi eventi alternativi sotto forma di un quadro completo. Così si vede se il quadro è coerente o è una crosta.


12.3.4 Le foto lunari furono ritoccate o no?


Per esempio, nella famosa foto di Buzz Aldrin con la bandiera (Figura 12.3-1), la bandiera è aggiunta o no? Qualunque risposta porta il lunacomplottista a contraddirsi.

Figura 12.3-1. Buzz Aldrin sulla Luna saluta la bandiera. Foto NASA AS11-40-5874.


Se risponde che le fotografie furono ritoccate, per esempio aggiungendo la bandiera, allora questo implica che furono scattate davvero sulla Luna, altrimenti non avrebbe avuto senso ritoccarle: sarebbe stato sufficiente rifarle tornando in studio e mettendo la bandiera sul set.


Se invece sostiene che la bandiera c’era ma le foto furono realizzate in studio, allora chiedetegli come mai i falsificatori non hanno creato un po’ anche di Neil Armstrong?. Era il personaggio più “storico”, essendo il primo uomo sulla Luna. Invece tutte le foto famose mostrano Aldrin. Come mai?


12.3.5 Come mai, in tutti questi anni, nessuno dei 400.000 addetti al progetto Apollo ha mai denunciato la truffa?


I veicoli spaziali Saturn e Apollo furono progettati e fabbricati da società commerciali, come Boeing e Grumman, nelle quali la segretezza non è mai perfetta. Se la tesi è che questi veicoli non potevano funzionare con la tecnologia degli anni Sessanta, il lunacomplottista deve spiegare perché nessuno degli operai e ingegneri altamente specializzati che fecero parte del progetto Apollo ha mai vuotato il sacco e come mai neanche uno degli equipaggi di collaudo, altrettanto esperti, si accorse che i veicoli erano dei simulacri incapaci di funzionare.

Se la tesi è che se ne accorsero ma temevano ritorsioni, deve spiegare perché non c’è mai stata nessuna confessione, neanche in punto di morte, quando non c’era più nulla da perdere, o un lapsus durante un momento di ubriachezza molesta. Diamine, non ci riesce la Mafia, volete che ci riescano gli americani? Per smascherare il complotto sarebbe bastato un solo addetto ai lavori che, come Chelsea Manning o Edward Snowden, fosse stato preso da scrupoli di coscienza.

Se invece il lunacomplottista sostiene che per ingannare i tecnici furono costruiti dei veicoli perfettamente funzionanti, fino all’ultimo bullone, che furono lanciati per ingannare il pubblico ma non furono usati per andare fino alla Luna, rimane il problema degli altri tecnici che avrebbero dovuto modificare i veicoli spaziali per simulare i voli: per esempio, se non ci fosse stato un equipaggio a bordo, allora qualcuno avrebbe dovuto progettare, collaudare e installare le apparecchiature aggiuntive necessarie per pilotare i veicoli Apollo dalla Terra, farli atterrare sulla Luna, trasmettere falsi segnali radio e dati dalla Luna per ingannare i radioastronomi sulla Terra (in particolare quelli sovietici), raccogliere rocce lunari, e così via, per poi restare perfettamente omertosi per sempre.

La tesi del razzo finto, inoltre, si scontra con la tesi che il progetto Apollo fu inventato e falsificato per deviare miliardi di dollari verso progetti governativi segreti. Sarebbe stato comunque necessario che dalle rampe di lancio in Florida si vedessero partire numerosi razzi giganti Saturn, e i razzi giganti (più tutta l’infrastruttura e il personale di supporto) costano, specialmente se devono comunque raggiungere lo spazio. Sarebbe stato poi necessario spendere soldi pe falsificare i segnali radio, creare le finte riprese delle attività sulla Luna, fabbricare le false rocce lunari, produrre milioni di pagine di falsi documenti tecnici, pagare tutti affinché tacessero, e così via. Fingere gli allunaggi probabilmente sarebbe costato tanto quanto farli davvero.


12.3.6 Se le missioni umane sulla Luna erano fisicamente impossibili, perché i russi ci provarono?


Il lunacomplottista dovrà spiegare come mai l’Unione Sovietica lavorò intensamente e in segreto, spendendo miliardi, per portare un cosmonauta sulla Luna prima degli americani, Questo tentativo nascosto, noto come N1-L3, fu rallentato da problemi tecnici e rivalità politiche e fu abbandonato quando Neil Armstrong e Buzz Aldrin atterrarono sulla Luna. I russi avevano anche un altro progetto più semplice di circumnavigazione della Luna, denominato L1, che aveva tutte le carte in regola per avere successo e fu annullato soltanto perché gli americani arrivarono per primi a orbitare intorno alla Luna con Apollo 8.

A prescindere dai fallimenti (il vettore N1 esplose quattro volte su quattro) e dalle cancellazioni, il fatto che i russi s’imbarcarono nel costoso progetto di andare sulla Luna vuol dire che anche loro lo ritenevano tecnicamente fattibile e che non c’erano ostacoli naturali insormontabili (fasce di Van Allen, radiazioni nello spazio profondo, temperature estreme e simili).


12.3.7 Perché i sovietici non denunciarono al mondo la messinscena?


I sovietici, grazie alla loro rete di spionaggio e di intercettazione delle comunicazioni radio e di telemetria, sarebbero stati in grado di accorgersi di un’eventuale falsificazione americana delle traiettorie di volo e delle trasmissioni radio e TV dalla Luna. Avrebbero avuto tutti i motivi per denunciare una falsificazione. Far fare una figuraccia ai nemici capitalisti sarebbe stata un’occasione ghiottissima. Eppure rimasero zitti e addirittura si congratularono pubblicamente con gli Stati Uniti per i loro allunaggi. Come mai?

Una risposta ricorrente dei lunacomplottisti a questa domanda è “perché avevano anche loro i loro scheletri nell’armadio”. Affermano che il silenzio sovietico fu comprato tramite ingenti quantità di grano venduto sottocosto, come descritto e smentito nel Capitolo 10, oppure minacciando di rivelare i fallimenti spaziali segreti della Russia, come le presunte morti degli altrettanto presunti cosmonauti che avrebbero preceduto Yuri Gagarin, che secondo questa tesi non sarebbe stato il primo essere umano a volare nello spazio ma semplicemente il primo a tornare vivo.

A parte il fatto che usare un’ipotesi di complotto per giustificarne un’altra non è il massimo del rigore scientifico (dove sono le conferme autorevoli di queste missioni pre-Gagarin?), durante la Guerra Fredda gli USA non si fecero scrupolo di denunciare le atrocità e le falsità della propaganda sovietica e viceversa, per cui sembra un tantinello ridicolo e implausibile che si siano fatti questa reciproca cortesia di stare zitti soltanto per i voli spaziali, così carichi di prestigio politico specialmente negli anni Sessanta.


12.3.8 Quante foto e quante ore di ripresa filmata e di diretta TV sarebbe stato necessario falsificare?


Chiedete al lunacomplottista delle cifre. Probabilmente non le avrà o le sottostimerà enormemente. Spiegate che soltanto le foto scattate sulla Luna, e che quindi sarebbe stato necessario falsificare perfettamente, sono oltre 6500. Soltanto le riprese TV e cinematografiche della missione Apollo 16 sulla Luna ammontano a oltre quattordici ore. E le missioni con sbarco lunare furono sei.

Fate notare, inoltre, che sarebbe stato necessario creare tutto questo materiale senza le incoerenze o contraddizioni che ci sono in ogni normale produzione televisiva e cinematografica. E farlo a prova di futuro.


12.3.9 Con gli effetti speciali di allora, come impedire che la troupe e le attrezzature di scena fossero riflesse nelle visiere a specchio degli astronauti?


Chiedete al complottista lunare di spiegare con precisione quale tecnica di ripresa avrebbe permesso questo risultato usando soltanto gli effetti speciali nn digitali disponibili all’epoca degli allunaggi. Fate notare che spesso le visiere riflettono molto chiaramente i dettagli del terreno e degli strumenti e veicoli circostanti e quindi avrebbero rivelato qualunque troupe di ripresa con le relative ingombranti apparecchiature, soprattutto nelle foto scattate da vicino.

L’unico modo plausibile per “nascondere” la troupe e le sue attrezzature sarebbe stato non averle: in altre parole, usare soltanto la fotocamera, cinepresa o telecamera mostrata nelle immagini riflesse nella visiera e farla impugnare dall’altro astronauta o montarla su un treppiedi o su una copia del Rover. Ma questo avrebbe significato rinunciare a qualunque ausilio tecnico o effetto realizzabile da una troupe e da apparati di ripresa più sofisticati e quindi avrebbe reso ancora più complicata la messinscena.

Per esempio, sarebbe stato necessario vestire da astronauta il “cameraman” e realizzare un set perfetto (anche la “quarta parete”, quella dietro il punto di ripresa, avrebbe dovuto simulare il suolo e il cielo lunare). Per non parlare della necessità di lavorare nel vuoto, con tutti i rischi che questo comporta, per ottenere il dondolio corretto della bandiera e il moto parabolico della polvere calciata dagli astronauti. E questo ci porta alla domanda successiva.


12.3.10 Con gli effetti speciali di allora, come ottenere il moto parabolico della polvere calciata dagli astronauti o sollevata dalla jeep senza fare volute?


È un effetto che si può ottenere soltanto nel vuoto. Chiedete una descrizione tecnica di come sarebbe stato ottenuto quest’effetto senza portare sulla Luna degli astronauti e la loro automobile e filmarli lì, e di spiegarlo tenendo conto che sarebbe stato necessario simulare il comportamento della polvere e contemporaneamente la camminata degli astronauti in un sesto di gravità.

Naturalmente non sono ammessi trucchi digitali, perché negli anni Sessanta non c’era la grafica computerizzata. Chiedete una dimostrazione pratica o almeno un progetto dettagliato.


12.3.11 Quanto sarebbe stato grande il set?


Fate notare che nelle riprese televisive delle missioni Apollo ci sono lunghe sequenze ininterrotte come quella riassunta nella Figura 12.3-2 qui sotto e tratta dalla missione Apollo 16. Sottolineate quanta strada fanno gli astronauti senza arrivare in fondo al presunto set. Il masso sullo sfondo si rivela essere grande come una casa. Chiedete spiegazioni su come sarebbe stato possibile ottenere questo effetto sulla Terra.



Figura 12.3-2. Apollo 16: Young e Duke visitano il macigno House Rock, che è a 220 metri di distanza e che nella prima immagine è dietro l’astronauta più lontano. Nell’ultima immagine, la freccia indica uno dei caschi degli astronauti. Fotogrammi tratti dalla diretta televisiva della missione.



12.3.12 Se ci sono così tanti errori rivelatori, allora chi lo fece, questo complotto, Stanlio e Ollio?


Chiedete di spiegare perché un complotto dal quale dipendeva il prestigio mondiale degli Stati Uniti sarebbe stato affidato a un branco di dilettanti pasticcioni che avrebbero commesso (presunti) errori macroscopici come la bandiera che sventola o l’assenza di stelle nelle foto. Poi chiedete di spiegare come mai nessuno dei supervisori della messinscena si sarebbe accorto di questi errori.


12.3.13 Come mai nessuno degli esperti di settore, anche non americani, è d’accordo con voi?


Sono tutti pagati per tacere? Come funziona questo meccanismo? Si viene avvicinati da un uomo in nero alla fine del corso di laurea in ingegneria aerospaziale o dell’addestramento da astronauta, e avvisati di non parlare mai della messinscena Apollo? E cosa succede a quelli che si rifiutano di collaborare? Vengono assassinati? Vengono riprogrammati i loro cervelli?

Chiedete come mai tutte le presunte anomalie nelle foto, nei filmati, nei video e nella tecnologia del progetto Apollo sono prove evidenti di messinscena soltanto agli occhi dei lunacomplottisti privi di qualunque competenza aerospaziale, mentre chi lavora nel settore non ha alcun dubbio sulla realtà degli allunaggi.

È credibile che dei dilettanti scorgano anomalie reali che gli esperti e gli addetti ai lavori non notano e non riconoscono? E non è un po’ arrogante che un cospirazionista lunare pensi di saperne più di un astronauta dell’ESA o di un ingegnere aerospaziale perché ha visto qualche video su YouTube o guardato qualche foto sgranata?


12.3.14 C’è qualcosa o qualcuno che vi farebbe cambiare idea e accettare che siamo davvero andati sulla Luna?


Questa è una domanda utilissima per discriminare fra dubbiosi e complottisti irriducibili. Una persona dubbiosa proporrà qualche testimonianza, dichiarazione, osservazione o reperto che, se fornito, gli darebbe la certezza che le missioni lunari avvennero realmente. Di solito la prova che viene chiesta esiste già, ma il dubbioso semplicemente non ne è al corrente.

Un complottista, invece, quasi sempre risponde dicendo che non c’è nulla che gli farebbe cambiare idea. E con questa dichiarazione si affonda da solo, perché non solo dimostra che discutere con lui è inutile: ha appena ammesso che la sua idea non è basata sui fatti ma è un pregiudizio ottuso e che non ha alcuna intenzione di ascoltare i fatti.