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11.4 Gli astronauti trovarono strutture aliene sulla Luna?

IN BREVE: No. I video usati a sostegno di questa tesi sono tratti da una fiction della TV britannica che Italia 1 e Rete4 hanno spacciato per realtà.


IN DETTAGLIO: Una delle numerose tesi ufologiche riguardanti le missioni lunari sostiene che Neil Armstrong e Buzz Aldrin, i due astronauti protagonisti del primo sbarco umano sulla Luna, vi avrebbero trovato strutture realizzate da esseri extraterrestri. In preda allo stupore, avrebbero commentato apertamente via radio ciò che stavano vedendo mentre il Controllo Missione intimava loro concitatamente di usare per queste comunicazioni un canale radio criptato.

La trasmissione della diretta sarebbe avvenuta, secondo chi sostiene questa tesi, con alcuni secondi di differita che avrebbero concesso alla NASA la possibilità di censurare questa breve discussione e, da allora, di tenerla segreta; ma alcuni radioamatori sarebbero comunque riusciti ad intercettare il segnale diretto dalla Luna e a registrarlo, e così la straordinaria scoperta extraterrestre è stata divulgata.

Eccone la traduzione fedele, disponibile anche come file audio:

Astronauta 1: Ehi, Houston, mi sentite? [indistinto] abbiamo qui ora.

Houston: L’abbiamo.

Astronauta 2: Che cos’è? Abbiamo una spiegazione per questa cosa?

Houston: Non l’abbiamo, non vi preoccupate, continuate il vostro programma!

Astronauta 1: Oh diamine, è un, è, è, davvero qualcosa
[indistinto] fantastico! Non lo potreste mai immaginare!

Houston: Roger, lo sappiamo. Potreste andare dall’altra parte? Tornate dall’altra parte!

Astronauta 1: Beh, è un po’
[indistinto], molto spettacolare... Dio... quello cos’è?

Astronauta 1: È
[indistinto], che diavolo è?

Houston: Usate Tango, Tango!

Astronauta 1: Ha! Ora lì c’è una specie di luce!

Houston: Roger, abbiamo capito, lo abbiamo
[indistinto], perdete la comunicazione, Bravo Tango, Bravo Tango, selezionate Jezebel, Jezebel!

Astronauta 1: ...si, ah! ...ma questo è incredibile!

In originale:

Astronauta 1: Hey, Houston, do you hear me? [indistinto] we have here now.

Houston: We have it.

Astronauta 2: What is it? We have some explanation for that?

Houston: We have none, don’t worry, continue your program!

Astronauta 1: Oh boy it’s a, it’s, it, it is really something [indistinto] fantastic here, you, you could never imagine this!

Houston: Roger, we know about that, could you go the other way, go back the other way!

Astronauta 1: Well it’s kind of [indistinto] ha, pretty spectacular... God... what is that there?

Astronauta 1: It’s [garbled], what the hell is that?

Houston: Go Tango, Tango!

Astronauta 1: Ha! There’s kind of light there now!

Houston: Roger, we got it, we
[indistinto], lose communication, Bravo Tango, Bravo Tango, select Jezebel, Jezebel!

Astronauta 1: ...ya, ha! ... but this is unbelievable!

La registrazione è stata presentata come autentica da varie trasmissioni televisive italiane, come Mistero (Italia 1, 25/10/2009) e Top Secret (Rete4, 2/7/2007) e ricorre spesso nelle pubblicazioni ufologiche o dedicate al paranormale (American Psychic and Medium Magazine, gennaio 2018, pag. 169), ma in realtà proviene da Alternative 3, un documentario-parodia che fu realizzato dalla rete televisiva britannica Anglia nel 1977.

Figura 11.4-1. Un fotogramma della trasmissione Mistero dedicata a questa presunta registrazione lunare ufologica, descritta come proveniente da “documenti ufficiali sull’esistenza aliena”.


Figura 11.4-2. Il documentario Alternative 3 (Anglia, 1977). Lo spezzone in questione inizia a 24:04.


Anche senza conoscerne la fonte, gli indizi di falsità sono evidenti: un semplice confronto con le voci originali di Armstrong e Aldrin rivela che le voci nella registrazione ufologica non sono le loro.

Figura 11.4-3. Campioni della voce di Neil Armstrong durante l’escursione lunare di Apollo 11.


Figura 11.4-4. Campioni della voce di Buzz Aldrin durante l’escursione lunare di Apollo 11.


Inoltre le comunicazioni non seguono lo schema standard usato dalle missioni reali: non iniziano con l’identificativo del chiamato seguito da quello di chi parla. Normalmente, infatti, un astronauta inizia sempre una nuova comunicazione rivolta ai controllori sulla Terra dicendo “Houston...” per poi identificarsi o identificare il proprio veicolo (per esempio “Houston, qui Base Tranquillità. L’Aquila è atterrata”), mentre il Controllo Missione inizia sempre dicendo il nome del veicolo o dell’astronauta al quale si rivolge e poi si identifica dicendo “qui Houston”. La procedura è molto formale ed è radicata dall’abitudine nel comportamento di qualunque astronauta. Tutto questo non succede nello spezzone di audio in questione.

Inoltre sono molto diversi da quelli autentici i “bip” (Quindar tones) che scandiscono la comunicazione, il rumore di fondo e la distorsione delle voci.

Infine le pause tra le frasi degli astronauti e quelle di Houston sono troppo brevi se si considera la distanza Terra-Luna che i segnali radio dovevano percorrere: un segnale di questo tipo ci mette circa 1,25 secondi per viaggiare dalla Terra alla Luna e altrettanti per tornare alla velocità della luce.

Esiste anche un’altra versione di questi fantomatici dialoghi, pubblicata in origine in un articolo di Sam Pepper sul tabloid americano-canadese National Bulletin del 29 settembre 1969 con il titolo “Phony Transmission Failure Hides Apollo 11 Discovery... MOON IS A UFO BASE!”. Non è chiaro se si trattasse di un tentativo di parodia come Alternative 3, ma ne condivide certamente l’impostazione implausibile e la condisce con espressioni pseudotecniche come “scandito l’orbita” o “In 625 alla quinta, auto-relé impostati” che possono far colpo sul profano ma sono del tutto prive di senso per chi fa astronautica per mestiere.

La questione dei “bip” maldestramente imitati offre l’occasione per sfatare due credenze molto diffuse che li riguardano: in realtà non venivano uditi dagli astronauti e non servivano a segnalare che si passava la parola all’altro interlocutore.

I Quindar tones avevano invece lo scopo di comandare l’invio del segnale da parte dei vari trasmettitori radio, sparsi per il globo terrestre, adoperati dalla NASA per comunicare con gli astronauti e utilizzati a turno man mano che la rotazione della Terra li poneva in vista del veicolo spaziale. Erano collegati al Controllo Missione di Houston, in Texas, tramite linee telefoniche analogiche, che come tali soffrivano di varie interferenze e disturbi, per cui era necessario tacitare (mettere in mute) il trasmettitore localmente, presso il trasmettitore stesso, anziché limitarsi a chiudere il microfono a Houston.

I toni Quindar erano quindi dei segnali di comando a distanza, trasmessi lungo queste linee telefoniche. Per chi ha un’infarinatura di comunicazioni radio o ha mai usato dei walkie-talkie, erano l’equivalente del pulsante Push To Talk: quello che si preme per parlare e si rilascia per ascoltare.

Questi segnali sono tuttora utilizzati in alcune comunicazioni radio spaziali. Il loro nome deriva da quello della società Quindar Electronics, Inc., che realizzò gli apparati che generavano questi toni e rispondevano ai loro comandi. Sono onde sinusoidali che durano 250 millisecondi: la frequenza del tono di attivazione (inizio trasmissione) è 2525 Hz, mentre quella del tono di disattivazione (fine trasmissione) è 2475 Hz.

Un dispositivo di filtraggio eliminava questi toni dal segnale inviato verso i veicoli Apollo: per questo normalmente gli astronauti non li sentivano, anche se vi furono alcune missioni, come l’Apollo 8, nelle quali ogni tanto il filtraggio non funzionò perfettamente.