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11.2 L’astronauta Aldrin vide un UFO

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Questa tesi ufologica scaturisce da una dichiarazione fatta da Buzz Aldrin in un documentario inglese intitolato First on the Moon: The Untold Story (2005). Ecco le parole dell’astronauta in traduzione:

C’era qualcosa, là fuori, che era abbastanza vicino da poterlo osservare. E cosa poteva essere? Mike [Collins] decise che poteva guardarlo dal telescopio e ci riuscì, e quando [l’oggetto] era in una certa posizione aveva una serie di ellissi. Ma quando lo mettevi bene a fuoco sembrava a forma di L. Questo non ci chiariva molto la situazione... Ovviamente non avremmo esclamato ’Ehi, Houston, abbiamo qualcosa che si muove accanto a noi, non sappiamo cos’è, ce lo potete dire voi?’. Non l’avremmo certo fatto! Perché sapevamo che quelle trasmissioni sarebbero state ascoltate da gente di ogni sorta, e chissà mai che qualcuno potesse pretendere che tornassimo subito a casa per via degli alieni o di altre ragioni. Per cui non lo facemmo, e chiedemmo semplicemente con cautela a Houston dove si trovasse lo stadio S-IVB. Qualche minuto dopo ci dissero che era a circa undicimila chilometri per via della manovra, per cui non pensavamo di osservare qualcosa di così distante. Così decidemmo, dopo averlo guardato per un po’, che era ora di dormire e di non parlarne fino al ritorno, durante il debriefing.

Aldrin è troppo divertito quando parla di alieni (Figura 11-5) perché le sue parole possano essere interpretate come ammissione di un incontro con gli extraterrestri, ma il documentario ricama non poco sulle sue frasi, mostrando anche un oggetto sgranato (che però non è quello visto dall’Apollo 11, bensì uno avvistato durante un’altra missione lunare) e dicendo che l’oggetto avvistato dagli astronauti non fu mai identificato con certezza.

Sembra, insomma, che un astronauta Apollo dica di aver visto un UFO e di aver deciso insieme ai colleghi di mettere a tacere la cosa, o almeno così sostengono numerosi siti ufologici.
1 Ma andando a verificare i fatti emerge che la congiura del silenzio non la fanno gli astronauti: la fanno i documentaristi a caccia di clamore.

Infatti la spiegazione più probabile e non extraterrestre dell’avvistamento era già stata data da Aldrin direttamente durante l’intervista per il documentario, ma era stata tagliata, come ha riferito2 Aldrin stesso a David Morrison, del Nasa Astrobiology Institute, e continua tuttora ad essere ignorata dai media.

Aldrin aveva spiegato alla troupe del documentario che l’oggetto che li ”inseguiva” era con tutta probabilità uno dei quattro pannelli interstadio che racchiudevano il modulo lunare, come si vede in Figura 11-6.

Al decollo dalla Terra e per parte del volo verso la Luna, il modulo lunare stava sopra lo stadio S-IVB (il cilindro in basso a sinistra in Figura 11-6) e sotto il modulo di comando e servizio, protetto da questi quattro pannelli. Durante il tragitto veniva effettuata la manovra di Transposition and Docking: il modulo di comando e servizio si sganciava dallo stadio S-IVB e ruotava di 180°, viaggiando per così dire in retromarcia. I pannelli di protezione del modulo lunare venivano aperti a petalo e sganciati dallo stadio S-IVB, in modo da permettere al modulo di comando e servizio di agganciarsi al modulo lunare ed estrarlo.

Fatto questo, il modulo di comando e servizio e il modulo lunare accoppiati (l’astronave Apollo vera e propria) si allontanavano dallo stadio S-IVB, che successivamente veniva spinto in un’orbita che evitasse collisioni con il veicolo Apollo.
Ma i pannelli di protezione erano già sganciati dallo stadio prima che cambiasse rotta, per cui non venivano coinvolti nella manovra di deviazione. Ubbidendo diligentemente alle leggi newtoniane del moto, quindi, questi pannelli proseguivano per inerzia lungo la traiettoria del veicolo Apollo come gabbiani dietro una nave fino al momento in cui l’Apollo effettuava correzioni di rotta, come si vede anche in Figura 10-9.

Negli anni successivi, Aldrin ribadì la vera natura dell’avvistamento in più occasioni, per esempio nel corso del popolare Howard Stern Show del 15 agosto 2007 e in un’intervista televisiva al Science Channel, nella quale chiese di chiarire ai telespettatori che non aveva visto un veicolo alieno.

L’emittente rifiutò, e la storia dell’astronauta che ammette di aver visto un UFO è troppo ghiotta e quindi continua a girare. Eppure la faccenda era già stata discussa appunto durante il citato debriefing oltre trentacinque anni prima, come si può leggere alle pagine da 6-33 a 6-36 dell’Apollo 11 Technical Crew Debriefing, datato 31 luglio 1969.

È ironico che durante la missione gli astronauti scelsero di non parlare via radio della questione perché temevano che i loro commenti sarebbero stati male interpretati, ma che poi questa scelta sia stata interpretata come prova di qualcosa da nascondere. Proprio come avevano previsto, insomma, le loro parole sono state grossolanamente fraintese.