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10.2 Le rocce lunari furono falsificate

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Alcuni lunacomplottisti ipotizzano uno scenario particolare riguardante i campioni di roccia provenienti dalla Luna: sarebbero stati creati in laboratorio in modo da risultare credibili anche agli esperti, sapendo che tanto non c’era nulla con il quale confrontarli. In alternativa, sarebbero state utilizzate le meteoriti rinvenute sulla Terra, alcune delle quali sono di origine lunare. Con la scusa che erano pochi e preziosi, i finti campioni sarebbero stati dispensati soltanto ai geologi fidati.

I fatti non combaciano con questo scenario: ogni anno vengono distribuiti circa 400 campioni tratti dalle rocce lunari Apollo. Le procedure per richiederli a scopo scientifico e didattico sono pubbliche e piuttosto semplici.
1 Il Lunar Sample Disk Kit, contenente campioni di roccia lunare provenienti dalle missioni Apollo incapsulati in un involucro trasparente, è accessibile a qualunque insegnante che segua un corso di certificazione della durata di tre ore.
2 Numerosi campioni di queste rocce sono stati donati ai musei di oltre 100 paesi del mondo.

Inoltre la NASA mette a disposizione alcuni campioni di roccia lunare delle missioni Apollo, incapsulati nella lucite, a chi ne faccia richiesta con credenziali professionali adeguate per mostre o conferenze, come ha fatto lo storico delle missioni Apollo Luigi Pizzimenti, che ho accompagnato personalmente nel ritiro e trasporto di questi campioni per i cicli di conferenze Ti Porto La Luna (2015-17) che hanno coperto tutta Italia.

È sbagliato, inoltre, asserire che non ci sarebbe la possibilità di confronto, perché anche le missioni delle sonde automatiche sovietiche Luna 16, 20 e 24 riportarono sulla Terra dei campioni di roccia lunare fra il 1970 e il 1976.

Anche l’idea di usare meteoriti lunari trovate sulla Terra e spacciarle per campioni portati dagli astronauti è contraddetta dai fatti. I campioni Apollo provenienti dalla superficie della Luna, infatti, hanno caratteristiche ben diverse dalle meteoriti lunari. La più vistosa è che la superficie delle rocce portate dagli astronauti è tappezzata di minuscoli crateri prodotti dall’impatto ad altissima velocità di micrometeoroidi (Figura 10-4).

Questo fenomeno, non replicabile in laboratorio negli anni Sessanta, non si osserva nelle meteoriti che si possono reperire sulla Terra, perché il loro rapido attraversamento dell’atmosfera terrestre ne erode per attrito la superficie.

Anche le caratteristiche geologiche delle rocce lunari Apollo testimoniano la loro provenienza non terrestre: sono prive di minerali contenenti acqua e altrettanto prive di qualunque alterazione geologica, ben diversamente dalle rocce terrestri.
Per esempio, ecco il commento di Steven Dutch, professore di geologia della University of Wisconsin, che ha esaminato personalmente i campioni Apollo e risposto alle tesi di complotto:
“L’acqua è ovunque sulla Terra. C’è nel magma; le rocce profonde della crosta vengono alterate da fluidi caldissimi, quelle vicine alla superficie dall’acqua superficiale. L’olivina, in particolare, si altera facilmente. Nell’immagine [Figura 10-5] l’olivina è fratturata, ma le fratture sono assolutamente pulite. L’olivina inalterata è del tutto introvabile sulla Terra.

Questo non sarebbe stato falsificabile. Queste rocce hanno granulosità visibili a occhio nudo: significa che si sono raffreddate lentamente. Fabbricarle sinteticamente avrebbe richiesto di mantenere le rocce a 1000°C per anni, raffreddandole lentamente sotto pressioni di centinaia di atmosfere. Ci sarebbero voluti anni per creare i macchinari, altri anni per imparare a effettuare il processo correttamente e poi altri anni ancora per creare il risultato finale. Partendo dallo Sputnik nel 1957, non ci sarebbe stato tempo a sufficienza per farlo. E sarebbe stato necessario sintetizzare centinaia di chili di vari tipi differenti di roccia.

...Perché creare rocce assolutamente prive d’acqua? Non se lo aspettava nessuno. Sarebbe stato molto più semplice falsificare delle rocce contenenti acqua... nessuno si sarebbe insospettito. E sarebbe stato necessario introdurre esattamente le quantità giuste di elementi radioattivi e sottoprodotti per ottenere la radiodatazione delle rocce a 4 miliardi di anni fa – più di qualunque roccia terrestre. E sarebbe stato necessario prevedere lo sviluppo di nuovi metodi di datazione, non utilizzati nel 1969, e assicurarsi che anche quegli elementi fossero presenti nelle quantità corrette. Non è come aggiungere carote a uno stufato. Per imitare i risultati della datazione potassio-argon bisognerebbe aggiungere argon inerte, intrappolarlo soltanto nei minerali di potassio e farlo in proporzione esatta rispetto al potassio.”
– dalla recensione di Conspiracy Theory: Did We Go to the Moon? (Uwgb.edu).