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14.5 Roger B. Chaffee, Virgil I. “Gus” Grissom e Ed H. White

Questa sezione è ancora in lavorazione: mancano le illustrazioni, le note e molto altro. Per leggerla in versione illustrata, scaricate il PDF del libro. E se volete incoraggiarmi a proseguire la lavorazione, valutate una donazione. Grazie!


Il 27 gennaio 1967, Grissom, White e Chaffee, astronauti statunitensi, erano sulla rampa di lancio, all’interno della capsula Apollo 1, per un’esercitazione statica di routine in preparazione per il proprio volo spaziale quando nella capsula scoppiò un incendio.

Nell’atmosfera di ossigeno puro a pressione atmosferica usata per l’esercitazione le fiamme trasformarono istantaneamente la capsula in un inferno, uccidendo i tre astronauti in non più di trenta secondi. L’improvvisa sovrapressione interna bloccò il portello, che si apriva verso l’interno, impedendo qualunque tentativo di fuga e di soccorso.


Figura 14.5a. Da sinistra, Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee.


La tragedia ebbe enorme risonanza negli Stati Uniti e spinse la NASA a ripensare drasticamente le proprie procedure e a potenziare la riprogettazione del veicolo Apollo che era già in atto, adottando per esempio un portello che si apriva facilmente e verso l’esterno, rimuovendo gran parte dei materiali infiammabili e adoperando un’atmosfera di azoto e ossigeno per la fase di lancio.

Le modifiche apportate resero i veicoli Apollo molto più sicuri e affidabili di quanto fossero inizialmente. In un certo senso, il successo delle missioni lunari è una diretta conseguenza del sacrificio di Grissom, White e Chaffee.